sábado, 17 de setembro de 2022

AMMINISTRATORI FEDELI DEI DONI DI DIO

 

Riflessione su Am 8, 4-7; 1Tm 2, 1-8; Lc 16, 1-13




 

    Dio desidera vita degna e libertà per i suoi figli e figlie. Tutto ciò che va contro questi principi viene condannato da Lui. Così, tramite il profeta Amos, nella prima lettura, vediamo come Dio è attento alla realtà del suo popolo e condanna tutte le forme di oppressione che impediscono alle persone di vivere degnamente, soprattutto l’ingiustizia contro i poveri e gli affamati. Siccome il peccato della società è il risultato di un accumulo di peccati personali, bisogna prestare attenzione per non contribuire ancora di più con l’aumento di questa grave situazione. I bisognosi sono sempre stati priorità nella missione di Gesù e lo devono essere anche per i suoi seguaci.

    San Paolo ci consiglia di pregare per tutti gli uomini specie per coloro che hanno la responsabilità di condurre e di governare: ministri della Chiesa, capi di governo e così via, affinché possano compiere il loro servizio per il bene delle persone a loro affidate, così che tutti possiamo vivere una vita di serenità e di pace. Noi apparteniamo a Dio, e quindi, ogni autorità che i capi hanno sulle nostre vite è una partecipazione a un poter che emana da Dio ed è a Lui subordinato.

    In continuità con questo tema, abbiamo la parabola dell’amministratore disonesto con la quale Gesù sembra proporre un cattivo comportamento ai suoi discepoli. Invece, ci parla della necessità di essere fedeli nel compito che ci è stato affidato da Dio. Ciò che abbiamo appartiene a Dio, poiché ogni bene viene da Lui. Non siamo i proprietari, ma gli amministratori dei suoi doni, e Lui vuole affidarci di più, quella ricchezza vera. Però bisogna agire con saggezza, avendo un atteggiamento giusto dinanzi alle cose: “usare le cose per avere le relazioni e non le relazioni per avere le cose”. 

    La mancanza di un giusto rapporto con la ricchezza (le cose) ci conduce a dimenticare anche i rapporti più cari, con Dio e con gli altri. Spesso nel rapporto con Dio c’è qualcosa che non va bene a causa del nostro attaccamento alle cose che possediamo e il desiderio di avere sempre di più. “Il vangelo non disprezza la ricchezza ma l’accumulo di essa”. Gesù non dice che il denaro non è importante; però, averte che se non lo usiamo bene saremo usati da esso. È in questo senso che si capisce cosa significa “non potete servire Dio e le ricchezze”. In altre parole, non possiamo lasciarci prendere e schiavizzare dalle cose che possediamo al punto di mettere il nostro rapporto con esse allo stesso livello o al di sopra del rapporto che abbiamo con Dio.

    “Fatevi amici con la ricchezza disonesta!” non è un invito ad avere ricchezza ma ad avere amici.  Non parla direttamente contro la ricchezza ma contro la ricchezza disonesta. E quando, la ricchezza diventa disonesta? Quando va accumulata. Quello che è stato fatto per tutti non va accumulato ma condiviso. La domanda “cosa sento dire di te?” non viene da qualcuno che vuole condannare ma da colui che ci ha donato molto e per questo spera l’atteggiamento giusto nei confronti degli altri. Gesù ci fa capire che i soldi non possono garantirci i valori che generano vita e felicità ma li possono facilitare se usati per costruire fraternità, amicizia. È la nostra intenzione che conta. Noi possiamo usare i soldi per servire Dio, ma non possiamo usare Dio per ottenere soldi.

    Il denaro è utile ma anche pericoloso perché può renderci insensibili all’amore di Dio e ai bisogni degli altri. Il denaro ci aiuta a vivere, ma mette anche persone lontane tra loro. Il denaro può costruire una casa ma anche può distruggere famiglie. Attraverso il denaro possiamo comprare vestiti, cibo e così via, ma possiamo anche produrre privilegi, corruzione e discriminazione. Non possiamo permettere che i soldi siano motivo di differenza tra di noi, conducendoci a discriminare gli altri. Nel momento in cui ci vediamo sopra gli altri o ci sentiamo meglio degli altri a causa della nostra condizione economica, allora stiamo sbagliando strada. È l’ora di ritrovare il cammino della vera fraternità e amicizia in sintonia con la proposta evangelica. 


Fr Ndega 

Revisione dell'italiano: Giusi

AL MODO DI DIO

 

Riflessione a partir da Lc 15, 1-32




 

    Il quindicesimo capitolo del vangelo di Luca è famoso tra quelli delle parabole di Gesù; è chiamato capitolo delle parabole di misericordia, vale a dire la parabola del pastore che perde la pecora (4-7), della donna che perde la moneta (8-10) e del padre che perde il figlio (11-32). Queste parabole mostrano l’atteggiamento compassionevole di Dio verso i peccatori e la gioia di trovare nuovamente quello che si era perduto. Gli studiosi considerano questo capitolo come “un vangelo nel vangelo”, poiché racchiude in sé la sintesi della rivelazione di Gesù sul vero volto di Dio.

    “Gesù è il volto della misericordia del Padre” e ha rivelato questa misericordia non soltanto con parole ma anche e soprattutto con i gesti. Per questo, dice il brano, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori. Non avrebbero fatto questo passo se non avessero avuto la certezza di essere bene accolti da Gesù. Dall’altra parte abbiamo un secondo gruppo, formato dai farisei e dagli scribi, che invece di partecipare alla gioia di Gesù, preferiscono la critica, la lamentela, la resistenza.

    Tutti e due i gruppi, anche se hanno un’esperienza diversa di Dio e atteggiamenti diversi nei suoi confronti sono figli e sono amati. Nessuno dei due conosceva il vero volto di Dio poiché un gruppo si considerava dei giusti e condannava l’altro che a sua volta portava, per assimilazione e rassegnazione, il nome di peccatori pubblici, cioè, un caso perduto. Nell’incontro con Gesù questi hanno trovato l’abbraccio della misericordia, un nuovo orizzonte per la loro vita. Questo è stato lo scenario di fondo usato da Gesù per comporre e raccontare queste bellissime parabole.

    Nella parabola del pastore che perde sua pecora, abbiamo l’immagine di Dio Padre che ha un’attenzione speciale verso tutti, va in ricerca del peccatore e non ‘riposa’ finché non lo incontra e lo coinvolge nuovamente nella sua comunione. Nella parabola della donna che perde una moneta, Dio è come una madre che usa tutta la tenerezza e cura per ricongiungere nuovamente a sé ogni persona che si è allontanata dalla sua comunione e fa festa per la gioia di averla trovata.

    Nella parabola del padre che ha due figli e ne perde uno, la centralità punta sul modo del padre di amare ambedue figli, prodighi in modi diversi. Secondo Gesù, Dio nei nostri confronti è come un padre di famiglia che ha dei figli e condivide i suoi doni in parti uguali con tutti. Vuole che vivano lo spirito di famiglia partecipando alla sua gioia di padre. In questa famiglia lui cerca di offrire il suo amore, la sua cura e protezione, affinché i suoi figli abbiano buone ragioni per vivere sempre in comunione con lui. Quando uno decide di abbandonarlo e andare via, non è impedito di farlo perché questo padre rispetta la libertà di ciascuno. Questo suo modo di amare permette che si vada via ma assicura anche una buona accoglienza nel ritorno al suo cospetto.

    È proprio così la nostra esperienza di Dio. Egli non impone la sua autorità, preferendo rivolgersi a noi con legami di tenerezza, trattandoci da adulti, cioè “accettando il terribile rischio educativo di lasciarci andare per la nostra strada”. Allo stesso tempo è sempre vigilante, aspettando il più piccolo segno di ritorno per darci l’abbraccio della misericordia e fare festa con noi. Tante volte ci sentiamo lontani da Dio a causa dei nostri peccati. Certamente Egli si sente abbandonato e tradito, ma non smette di amarci. Così sentiamo rimorso e la certezza di essere bene accolti ci motiva a tornare da Lui e riprendere la comunione con Lui. Anche se spesso non ci comportiamo come figli, Dio rimane sempre fedele alla sua missione di Padre. La sua misericordia è più grande e potente dei nostri errori. Abbiamo bisogno di riscoprire questo vero volto di Dio.

    Un altro momento molto duro per quel padre della parabola è stato l’indurimento di cuore del figlio maggiore verso suo fratello e riguardo al gesto di accoglienza del Padre. Questo figlio maggiore non si sente figlio, tratta il padre da padrone, da datore di lavoro e quindi si sente un impiegato; e non si sente neanche fratello, perché rifiuta il proprio fratello, dicendo: “questo tuo figlio”. Il comportamento del figlio maggiore mette a rischio la gioia e la bellezza della festa. Ma il padre non si lascia vincere e va in ricerca anche di lui.

    Quando qualcuno prende sul serio un cammino di conversione è motivo di gioia per il Padre. E questa gioia è ancora più grande quando condividiamo dei suoi sentimenti nei confronti degli altri, cioè quando superiamo l’indifferenza nei confronti di chi ritorna alla comunità e siamo in grado di perdonare a chi ci viene incontro implorando il nostro perdono. Come ha parlato ai discepoli una volta, Gesù ripete a noi oggi: “Siate misericordiosi come vostro Padre.” La riconciliazione con gli altri è la condizione perché il nostro rapporto con Dio sia vero. Questa è la via della vera conversione, che è un lungo cammino e comincia nel nostro cuore. Lasciamoci toccare dal modo misericordioso di Dio di agire, così che a nostra volta diventiamo strumenti di misericordia per coloro che hanno bisogno del nostro perdono.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

sábado, 3 de setembro de 2022

MASHARTI YA KUWA MWANAFUNZI WA KWELI WA KRISTO

    

Kutafakari kuhusu Lk 14: 25-33




 

    Umati wa watu waliandamana na Yesu, lakini sio wote waliokubaliana naye. Alipoitambua hali ya kutokuwa na ahadi na makubaliano, aligeuka na kuwaelekeza baadhi ya maneno. Maneno yake yalikuwa nafasi ya kutafakari kwa kweli maana ya safari yao. Ingawa Yesu alikuwa maarufu, kwa sababu ya mambo mema aliyofanya kwa ajili ya watu, utume ambao Yesu alichagua kutimiza mapenzi ya Mungu hauleti umaarufu. Watu waliamini kwamba Yesu alikuwa mpinduzi lakini hawajafahamu aina ya mapinduzi Yeye aliyoleta ulimwenguni. Walitaka kumfuata kwa njia yoyote.

    Kama Yesu hakuwa na nia ya kumdanganya yeyote, aliongea nao kwa uwazi sana kuhusu maana ya kumfuata na matokeo ya uamuzi huu. Njia hii ya kusema ilikuwa tabia yake ya kawaida kama alivyofanya kwa ajili ya wale kumi na wawili, yaani aliwajulisha masharti ili wawe wanafunzi wake wa kweli. Kutoka kwao, Yesu hakutarajia werevu ama upumbavu, bali upatikanaji, urafiki na imara. Hawawezi kumfuata Yesu kwa sababu walipokea habari tu ya kuwa ni vizuri kufanya hivyo. Yesu anatarajia zaidi, yaani mabadiliko ya ndani na kukubali mapendekezo yake kweli.

    Andiko hili ni mwaliko wa kuchukua ahadi ya kumfuata Kristo kwa kupanga mambo ya kesho, yaani kuwa na uwezo wa kuona mbele ili kuepuka kufaragua na udanganyifu. Ni vizuri kuota ndoto lakini ndoto hii inapaswa kuihusu hali halisi mtu anayoishi, vinginevyo itakuwa udanganyifu tu. Yesu anataka kuepuka kwamba safari ya wafuasi wake iwe pasipo maana ama ya udanganyifu. Ni lazima utambuzi, hekima, kupanga na uamuzi.

    Mungu mwenyewe anatupa mfano wa kuwa na mipango ya muda mrefu ili tupate mafanikio katika mambo yote tunayofanya kama wafuasi wa Yesu. Yeye Mungu alipanga kumtuma mkombozi ili kuokoa ulimwengu, kulingana na yaliyoandikwa: “... wakati maalum ulipotimia, Mungu alimtuma Mwanawe aliyezaliwa na mwanamke... ili apate kuwakomboa waliokuwa chini ya sheria.” (Wagalatia 4: 4-5). “Hata baadhi ya wakulima hutegemea mvua inyeshe hata kama hawajaandaa shamba mahali pa kupanda mbegu kama za mahindi au maharagwe.” Kupanga mambo ya kesho ni muhimu.

    Yesu alisema, “Basi, kadhalika kila mmoja wenu asiyeacha vyote alivyo navyo, hawezi kuwa mwanafunzi wangu.” Kama ilivyotekea katika vifungu vingine, Yesu aliwapendekezea watu mpango wa maisha unaojumuisha kujinyima, kwa sababu yeyote anayekutana na Yesu kwa kweli amekwisha pata hazina ya kweli kwa maisha yake wala hawezi kubaki alivyo, yaani mambo mengine hayana maana tena kama kwanza. Kwa maneno mengine, Yesu anataka kuwa kipaumbele maishani mwa wanaoamua kumfuata. Hakuna jambo lingine ambalo liweze kuitoa maana ya kweli kwa maisha yao ila Yesu peke yake.

    Wanafunzi wa Yesu wa kweli walimtegemea Mungu katika mambo yote kama Yesu alivyo. Yeye alishiriki na wanafunzi wake ufalme wa mbinguni na kuwajulisha njia ya msalaba ili waweze kufanya mapenzi ya Baba yake. Kupitia njia hii, tunatambua kwamba Kumfuata Yesu hakuuleti upendeleo au hadhi, bali mateso na kujisalimisha kwa ajili ya ufalme wa Mungu. Basi, yeyote anayetaka kuishi bila ahadi hawezi kumfuata Yesu. Tena yeyote ambaye anatamani kumfuata Kristo bila msalaba hatapata kumfuata kwa kweli kamwe.

    Kupitia njia ya unyenyekevu na utupu Yesu alipata utukufu. Utambulisho wa wanafunzi wa mwalimu Yesu unapaswa kufuata njia sawasawa naye. Kwa upande wa Kristo msalaba ulikuwa sehemu muhimu katika mwendo wa kufanya mapenzi ya Mungu na kudhihirisha kwa mpango wa upendo wake. Kwa upande wetu kama wanafunzi, kuchukua msalaba ni ishara ya utayari wetu kwa mapenzi ya Mungu kwa kujitolea kama Kristo. Kwa kufikia lengo hili tunapaswa kujikana sisi wenyewe ili Mungu aweze kujifunua kwa nguvu yote ya upendo wake. Tunapaswa pia kujiondoka kutoka katikati, yaani mahali muhimu ili wengine waweze kuwa na nafasi ya kwanza. Kwa maneno mengine, tunapaswa kuwafikiria wengine ni wamuhimu kuliko sisi wenyewe. Kama haiwezekani kumfuata Kristo bila msalaba, mfano wake wa uaminifu kwa mpango wa Mungu utuimarishe katika safari yetu ya yetu ya kujitolea kwa ajili ya ufalme wa Mungu.


Fr Ndega

LE CONDIZIONI PER DIVENTARE VERI DISCEPOLI

 

Riflessione a partire da Lc 14, 25-33




 

    Molte persone seguivano Gesù, ma non tutte andavano d'accordo con lui. Consapevole di questa realtà, si rivolge a loro con fermezza e molta chiarezza richiedendo una presa di posizione. Le sue parole sono state un'occasione per riflettere veramente sui passi che stavano percorrendo seguendo il maestro. Benché Gesù fosse famoso per le opere buone che faceva alle persone, il messianismo che ha scelto per compiere la volontà di Dio non porta successo ma sconfitta, secondo questo mondo. La gente credeva che Gesù fosse un rivoluzionario ma non aveva ancora capito il tipo di rivoluzione che Gesù stava portando nel mondo. Semplicemente lo volevano seguire a modo loro.

    Siccome Gesù non ha intenzione di ingannare nessuno, parla molto chiaramente del significato e delle condizioni della sua sequela con le conseguenze per la propria vita. Questo modo di parlare era il suo solito nei confronti degli apostoli ai quali fin dall’inizio ha fatto una proposta affascinante che richiedeva una risposta radicale. Da loro Gesù non si aspettava bravura o grande influenza nella società, ma disponibilità, distacco, convinzione. Non possono seguire Gesù solo per un sentito dire o perché è bene farlo. Gesù si aspetta di più, vale a dire, una adesione piena alle sue proposte, una conformazione al suo modo di essere e di vivere.

    Non ci chiede di eliminare gli affetti o svalutare le relazioni, anzi, vuole che li viviamo con più qualità e senso, cioè, al modo suo, come Lui stesso li ha vissuti. Con Lui non cerchiamo il meno ma il di più. Questo vuol dire che non siamo chiamati ad amare gli altri di meno ma ad amare Cristo di più. Per questo ci invita a valutare le motivazioni che ci portano a seguirlo per non vivere delusi per avere fatto una scelta che ci ha portato lontano dalle nostre aspettative. Gesù vuole evitare che il cammino dei suoi seguaci sia privo di senso o ingannevole. Da ciascuno viene chiesta la capacità di guardare avanti con discernimento, saggezza, pianificazione e determinazione.

    La pianificazione per il domani è importante. Dio stesso ci dà un esempio di come progettare l’avvenire in modo da potere raggiungere successo in tutto ciò che si fa. Egli concepì il piano di mandare suo Figlio come redentore per redimere il mondo, ma non l’ha fatto senza l’attesa del momento giusto, secondo quanto sta scritto: “... quando fu compiuto il tempo fissato, Dio mandò suo Figlio, nato da donna... affinché riscattasse coloro che erano sotto la legge” (Galati 4:4-5). Se pensassimo alla sua generosità nel preparare il popolo per la venuta del suo Figlio e alla sua pazienza nell’aspettare la nostra conversione avremmo già prodotto i frutti aspettati.

    “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo”. Il tipo di messianismo che Gesù ha scelto è quello che passa per la croce per arrivare alla gloria. A questo invita ogni persona che desidera seguirlo. Così il discepolo va conformando la sua vita pian piano allo stile di vita del maestro Gesù. La logica di Gesù è la logica del dono, dell’amore sino alla fine, cioè, segue la dinamica del chicco di grano che cadendo in terra, deve morire per produrre frutto. Così colui che decide di seguire Gesù deve essere pronto a donare la vita come il maestro ha fatto. Questa è l’unica via per riprenderla pienamente.

    Così ci rendiamo conto che seguire Gesù non è così facile poiché questo comporta una vita di impegno per il regno di Dio. Questa è la croce del vero discepolo, non compresa solo come sofferenza ma tutto il quotidiano delle sue relazioni, di servizio, di donazione; tutto questo assunto con amore e offerto al Padre per gli altri come Gesù ha fatto rende la nostra vita feconda e più conforme il maestro. “L’apostolato più fecondo è quando si accoglie la sofferenza e le proprie difficoltà con la pazienza di Cristo”, dice Don Calabria. A partire dall’esempio di fedeltà di Cristo nella sua offerta al Padre, prendere la croce per noi è segno della nostra disponibilità alla volontà di Dio. 

    “Ciascuno di voi che non rinuncia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo”. Come è avvenuto in altri passi, Gesù ha suggerito alle persone un progetto di vita che include la rinuncia di sé, della mentalità che fa opposizione alle sue proposte, rinuncia anche delle false sicurezze, perché chi incontra Gesù ha davvero trovato il vero tesoro per la sua vita e questo richiede un cambiamento radicale, cioè l’atteggiamento diverso nei confronti delle persone e delle cose. In altre parole, Gesù vuole essere priorità nella vita di chi decide di seguirlo. Non c'è nient'altro che possa dare un senso vero alla nostra vita se non Gesù solo. Accogliamo le sue condizioni per diventare veri discepoli.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

sábado, 27 de agosto de 2022

CHI SI UMILIA SARÀ ESALTATO

 

Riflessione a partire da Luca 14,1.7-14




 

    Il Vangelo di Luca mostra che Gesù accettava volentieri gli inviti per andare ai banchetti sia nelle case dei peccatori che in quelle dei giusti. Era anche chiamato “mangione” e “beone”, per il fatto che godeva di questi momenti, sentendosi ben inserito nel quotidiano della gente. In ogni banchetto Egli coglieva l’occasione per rivelare i piani di Dio per il suo popolo. Infatti il banchetto, tra gli ebrei è molto apprezzato. Insieme al significato dell'esperienza familiare ed essere espressione di amicizia, di intimità e di desiderio di stare insieme, il banchetto è anche un’immagine del rapporto di amore tra Dio e il suo popolo. Tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento, la partecipazione al Regno di Dio è spesso paragonata alla partecipazione a un banchetto.

    Vediamo all’inizio di questo brano come Gesù è osservato; ma anche Lui osserva “come sceglievano i primi posti”. Sono due modi diversi di osservare: da una parte la gente l’osservava per tendergli qualche trappola; da parte sua, invece, l’osservazione era di chi vuole insegnare a vivere, a rapportarsi e come una mamma, consiglia: “Prendi l’ultimo posto!”. “L'ultimo posto non è un'umiliazione, è il posto di quelli che vogliono assomigliare a Gesù, venuto per servire e non per essere servito”. In altre parole, l’ultimo posto è quello di Dio, che accetta essere servo per amore.

    In questa prima parte del vangelo è molto chiara l’intenzione di Gesù: vuole insegnarci l’umiltà come atteggiamento che contrasta quello della nostra società in cui le relazioni sono contaminate dallo spirito di competizione, attraverso la ricerca per fama, privilegi e popolarità. Conseguentemente e inevitabilmente, questa situazione porta alla lotta, all'odio e alla violenza tra le persone. Anche nella Chiesa e nelle nostre comunità possiamo trovare situazioni simili a questa.

    Gesù aveva già messo in guardia i suoi sui pericoli di questa situazione e aveva insegnato l'umiltà come l’atteggiamento fondamentale nella sua sequela: “Sapete che i grandi delle nazioni le dominano e i loro capi le opprimono, ma tra voi non sia così!”. Senza l’atteggiamento d’umiltà saremo sempre lontani dalle sue aspettative. Anche se la mentalità che ci circonda insiste con i suoi suggerimenti attraenti di superiorità, nessuno deve avere paura di essere umile, perché l’umiltà “non consiste nel sottovalutarsi o nel disprezzare se stessi ma nell’avere di sé una giusta valutazione, che sappia riconoscere e accettare i propri lati positivi e anche i propri limiti e le proprie debolezze”.

    Nella seconda parte del brano, Gesù si rivolge direttamente a chi l’ha invitato. Se nella prima parte Egli consiglia a prendere l’ultimo posto, in questa parte chiede la gratuità verso gli l’ultimi. Le quattro categorie di persone da non invitare sono: amici, fratelli, parenti e ricchi. Queste vengono sostituite da altre quattro: poveri, storpi, zoppi e ciechi. Questa scelta ci fa provare una gioia vera perché questi non hanno nulla con cui ripagare e come dice la Scrittura, “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”. Questo non vuol dire che non si deve invitare parenti e amici ai banchetti. L’aspettativa di Gesù è che possiamo superare la logica della ricompensa, del contraccambio, dell’amore condizionato.

    Non possiamo vedere l’umiltà e la gratuità come cose separate. Infatti chi fa volentieri l’esperienza di essere l’ultimo riesce più facilmente ad avere un atteggiamento accogliente verso gli ultimi di cui parla Gesù. Così capiamo che la sua intenzione è quella di far nascere una nuova umanità e un nuovo tipo di relazione tra le persone. Il fondamento della nuova umanità è basato sull'umiltà e sulla gratuità come gesto concreto di amore. Stiamo parlando di un capovolgimento delle mentalità, delle relazioni, e quindi, della idea di Dio e della religione. Le nostre scelte devono rendere visibile questo volto vero di Dio, rivelato da Gesù, un Dio che fa festa con noi, un Dio umile che ha assunto l’ultimo posto per servirci, un Dio che si dona gratuitamente per amore.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

terça-feira, 23 de agosto de 2022

WOKOVU NDIO ZAWADI YA MUNGU NA SIO ASTAHILI YETU

 

Kutafakari kuhusu Lk 13, 22-30




 

    Wakati wa safari ya kwenda Yerusalemu, Yesu alitumia nafasi ya kuwafundisha wanafunzi wake hasa kuhusu masharti ya kuingia katika ufalme wa mbinguni. Kwanza kabisa haitoshi kuwa wanafunzi wake ili kupata wokovu. Hivyo, aliwapendekezea mlango mwembamba kama changamoto. Ikiwa Yesu anajulisha mlango mwembamba ni kwa sababu pia kuna mlango mpana.

     Wakati Mt. Yohane Paulo wa II alipoongea na vijana katika mwaka wa 1993, alitofautisha vizuri njia hizi mbili, akisema: “kataeni barabara rahisi: barabara ya anasa, uhalifu, kudharau mazuri, na kukwepa wajibu. Ulevi na matumizi ya madawa ya kulevya na uasherati visiwe na nafasi katika maisha yenu. Pitieni mlango mwembamba. Chagua barabara ielekeayo kwenye uzima wa milele na furaha pamoja na Mungu.”

    Katika kifungu kingine Yesu alisema kwamba mlango mwembamba ni njia ambayo inaongoza kwenye uzima na wachache tu wanaoweza kuigundua njia hiyo. “Huu ni mlango wa uvumilivu, busara, kujitoa, ukarimu, wema, shukrani na kazi”. Kuhusu mlango mpana, hii ni njia rahisi inayoongoza kwenye maangamizi na waendao njia hiyo ni wengi. Basi, ili wanafunzi wa Yesu waweze kupata mafanikio katika safari yao wapaswa kupitia mlango mwembamba.   

    Katika mazingira yetu mlango mwembamba ni ishara ya juhudi yetu ya kushinda mwelekeo mbaya wa maisha yetu na kuwatendea watu mema. Katika mwendo huu ndio sisi wa kwanza wa kupata mafanikio ama bahati mbaya, kwa sababu lile tunalofanya kwa ajili ya wengine linasababisha hali nzuri ama mbaya kwetu pia. Hadithi fulani inatusaidia kuelewa vizuri hali hii.

    “Siku moja mwandishi wa habari alimhoji mwenye shamba ambaye ameshinda mara ya tano mashindano kuhusu mahindi mazuri zaidi katika eneo hilo. Mwandishi alimwuliza swali akisema, “unapataje kuzaa mahindi bora kuliko wengine?” Mwenye shamba alijibu, mwendo huu ni rahisi sana; nina mazoea ya kushiriki mbegu zangu nzuri na majirani wangu.” Mwandishi aliendelea kwa swali akisema, “Kwa nini unashiriki mbegu zako nzuri na majirani wako ikiwa hao wanashindana pia katika mashindano haya pamoja?” “kwa sababu ni upepo ambao unasambaza poleni ya mahindi na tena ni upepo ambao unaweka poleni mashambani na unafanya mbegu zikue. Ikiwa majirani wangu watakuwa na mahindi mabaya, upepo utasambaza poleni mbaya shambani kwangu nayo mahindi yangu yatakua mbaya. Basi ili mahindi yangu yawe mazuri ninapaswa kuwasaidia majirani wangu wote ili wawe na mbegu nzuri.”

    Basi, lile zuri ambalo tunatarajia kwa maisha yetu tunapaswa kusaidia kwa ajili ya wengine. Katika mwendo huu hatuwezi kuitafuta furaha kwa njia ya ubinafsi. Ikiwa tunataka kuwa wenye furaha, tunapaswa kuisaidia hali hii nzuri kwa wale wanaoishi karibu nasi nao wako na shida sawasawa nasi. Tunapaswa kushinda mwelekeo wa jamii wa kufikiria wengine kama washindani nasi. Wengine sio washindani, bali ni ndugu.

    Kujaribu kupata upendeleo tukiwavuruga wengine ni udhalimu na kutuacha mbali sana na pendekezo la Yesu. Ikiwa tuko mbali na pendekezo la Yesu, matokeo yatakuwa mbali sana na yale tuliyotarajia kwa maisha yetu. Tunaweza kuongea vizuri sana kuhusu Yesu ili kuonyesha kwamba tunamjua Yeye na Biblia pia. Tunaweza hata kufikiri kwamba kuongea bora kuliko wengine kunatuhakikishia faida ili tupokee baadhi ya tuzo kutoka kwa Mungu. Lakini, kulingana na andiko hili, maneno hayatoshi kuingia katika ufalme wa Mungu. Wokovu si astahili yetu, lakini hii ni zawadi ya ukarimu wa Mungu.

    Inawezekanaje tuseme kwamba tunamjua Yesu naye aseme kwamba hatujui sisi?” Hii ni kwa sababu katika biblia kitenzi kujua kinamaanisha uhusiano wa ndani, uzoefu wa kina ambao ni muhimu sana katika safari yetu ya wanafunzi wa Yesu. Ikiwa yeye anasema kwamba hatujui sisi ni kwa sababu sisi hatumjui yeye. Katika mwendo huu hakuna makubaliano kati yetu na pendekezo lake, hakuna utambulisho. Hatuwezi kuwa wanafunzi wa Yeu kupitia maneno peke yake. Ushuhuda wa maisha unathamini zaidi kuliko maneno.

    Tukijifikiria bora kuliko wengine hatuuhakikishii wokovu. Kila kitu tunachofanya kinasababisha matokeo makubwa kwetu na katika hali iliyo kandokando yetu. Kwa maneno mengine, kufikia mafanikio ama bahati mbaya kwa maisha yetu kunatutegemea sisi wenyewe; huu ni uamuzi wetu. Kwa upande wa Mungu tunaumbwa ili kushiriki katika maisha yake, yaani ili kuokolewa. Neema ya Mungu ituongoze ili tuweze kufanya mapenzi yake na kupata uhai.


Fr Ndega

LA SALVEZZA È UN DONO E NON UN MERITO

 

Riflessione a partire da Lc 13, 22-30




 

    Gesù è in cammino verso Gerusalemme. Questa direzione ha un senso più spirituale che geografico. Come sappiamo, Gesù va a compiere la sua opera di salvezza in questa città famosa per l’uccisione dei profeti. Viene seguito da molte persone e quando viene interpellato sul numero di quelli che si salvano, non risponde direttamente. Coglie l'occasione per chiedere più impegno personale nella sua sequela come condizione per entrare nel regno. Non basta essere suoi discepoli per ottenere la salvezza, Egli suggerisce la porta stretta come una sfida.

    Se Gesù annuncia una porta stretta è perché c'è anche una porta larga. Parlando ai giovani nel 1993, S. Giovanni Paolo II distinse chiaramente queste due vie, dicendo: “Rifiutate la via facile: la via del lusso, del crimine, del disprezzo del bene e della fuga dalla responsabilità. L'alcolismo, l'uso di droghe e l'immoralità non dovrebbero avere opportunità nella vostra vita. Passate attraverso la porta stretta. Scegliete la strada che conduce alla vita eterna e alla felicità con Dio”.

    Gesù dice che la porta stretta è la via che conduce alla vita e solo pochi possono trovarla. “Questa è la porta della pazienza, della saggezza, della dedizione, della generosità, della gentilezza, della gratitudine e del lavoro”. Per quanto riguarda la porta larga, questa è una via facile che porta alla rovina e ci sono molti che la percorrono. Quindi, la porta stretta diventa la condizione fondamentale per avere un buon risultato nella sequela di Cristo.

    Nel nostro ambiente, la porta stretta è un simbolo del nostro sforzo per superare una cattiva mentalità o tendenza, i cattivi atteggiamenti e comportamenti, la fatica nel rapportarsi bene con gli altri. In questo processo, siamo noi i primi a trovare un risultato buono o la sfortuna, perché ciò che facciamo per gli altri causa una situazione buona o cattiva anche per noi. Quindi, il bene che ci aspettiamo per la nostra vita lo dobbiamo agevolare per gli altri. Se vogliamo essere felici, dobbiamo facilitare questa situazione buona per chi vive intorno a noi e ha problemi come noi.

    L’interesse per la situazione dell’altro fratello e sorella viene ricordato molte volte nelle Sacre Scritture: quando Dio domanda a Caino, “Dov’è tuo fratello?”; oppure quando Gesù dice alla donna samaritana, “Va a chiamare tuo marito!”. Recentemente Papa Francesco ha proclamato a tutto il mondo che “Nessuno si salva da solo. O ci salveremo tutti o periremo tutti”.

    “Signore, aprici! Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze!” riferendoci a questo passo del Vangelo abbiamo qui un’allusione all’Eucaristia e al catechismo, attraverso i quali dimostriamo una “certa” conoscenza di Dio. Possiamo parlare molto bene di Gesù per mostrare che lo conosciamo. Potremmo anche pensare che parlare meglio degli altri ci garantisca un vantaggio in modo da ricevere alcune ricompense da Dio. Ma, secondo questo brano, le parole non bastano per entrare nel regno di Dio. La salvezza non è un nostro merito, ma un dono della generosità di Dio.

    Come mai diciamo di conoscere Gesù e lui dice che non ci conosce? Questo perché nella Bibbia il verbo conoscere significa una relazione di intimità, un'esperienza profonda che ci conforma alla persona che amiamo e ci fa incarnare la sua proposta. Nel nostro caso, significa vivere a partire da Cristo: “…Non io, ma è Cristo che vive in me”. Senza questa relazione non c'è identità. Chi rende testimonianza è perché ha visto qualcosa. Non si diventa testimone di Gesù senza esperienza di Lui. E l’esperienza che abbiamo di Lui non ci rende migliori degli altri in modo da assicurarci la salvezza. Non vogliamo rimanere fuori bussando alla porta chiusa disperati, dicendo di aver fatto tante cose per Dio mentre abbiamo dimenticato ciò che realmente importa alla fine: aver fatto tanto per gli altri. Possa la grazia di Dio guidarci affinché possiamo fare la sua volontà e trovare la vita.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi