sexta-feira, 29 de maio de 2020

EDIFICANDO LA VIDA SU I VERI VALORI


      Caro lettore, con questa riflessione, mi piacerebbe presentarti una visione religiosa dei valori. Prima di tutto, sono andato a cercare il significato di valore nel dizionario, e per la mia sorpresa ne ho trovato 17 significati diversi. Certo che ho scelto quello che è più in sintonia con la riflessione proposta, cioè, il valore come virtù, nobiltà d’animo. I valori hanno molto a che fare con le emozioni che proviamo. Essi “sono come le impronte digitali: Sono diverse per ognuno di noi e le lasciamo ovunque andiamo”. Pensiamo ai nostri cari che ci hanno preceduto nella vita eterna: i valori che hanno vissuto e ci hanno lasciato testimoniano che il loro passaggio tra noi non è stato vano. Per quanto riguarda tutti noi, i valori che stiamo vivendo, sono realmente quelli che vogliamo lasciare alle future generazioni?

       Il nostro mondo vive una grave crisi di valori. Essi furono spostati dal suo vero posto, cioè, non si capisce più la differenza tra ciò che è essenziale e ciò che è secondario. Ogni persona ha bisogno di una scala di valori su cui fondare la sua vita ed investire sforzi per dare una giusta direzione alla propria esistenza. La maggior parte di noi non conosce i valori di base della propria vita perché siamo facilmente influenzati dall’ambiente in cui viviamo: famiglia, scuola, amici, società, etc. Certo che questi sono la motivazione iniziale di cui ognuno ha bisogno. Ma dobbiamo domandarci: quali valori sono più in sintonia con la mia vita attuale? Cos’è realmente essenziale? In questo modo cominciamo a comporre la nostra scala di valori.

     Avere una scala di valori è così importante che possiamo anche dire a qualcuno: “Mostrami la tua scala di valori ed io ti dirò chi sei!”. Una “scala di valori dovrebbe essere costante per tutta la vita e non condizionata dal mondo, ma frutto di una attenta ricerca, perché dalla scala di valori dipenderà la qualità della nostra vita e le scelte che prenderemo”. Chi vive la fede cristiana, considera che è Cristo colui che indica la vera scala di valori. Quello che ha fatto e insegnato, cioè, i valori del vangelo, sono diventati il punto di riferimento per la vivenza di qualunque persona nel mondo, anche per chi non crede.

    Quando penso a San Giovanni Calabria per esempio, lo vedo come un uomo di grande fede, che ha organizzato la sua scala di valori a partire da un programma, vale a dire: “Cercate in primo luogo il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”. E’ una frase tratta dal vangelo di Matteo (Mt 6, 33). Tutto quello che San Giovanni Calabria ha pensato per la propria vita e per l’Opera trova in questo programma il suo appoggio, la sua consistenza. Da esso emergono valori come paternità di Dio, cura, fiducia, fede, coraggio, discernimento, decisione, etc.

    Quando pensiamo al valore della propria persona non possiamo partire da una misura sociale, altrimenti saremmo condizionati a pensarla sempre a partire dalle sue capacità di emergere, di essere migliore degli altri, di competere. Nel vangelo, la competizione per i primi posti, per privilegi e fama, provoca Gesù a dire: “tra voi non sia così”. A partire da Lui capiamo come devono essere le relazioni tra le persone e quali sono le cose essenziali da cercare per dare un vero senso alla propria vita. La logica di Gesù è la logica degli opposti, contrariando la vana mentalità umana: “Essere l’ultimo per essere il primo; essere servo di tutti per essere grande; perdere la vita per guadagnarla; morire per vivere. Tutto è questione di scelta.

   Un certo autore afferma che “il cammino per la felicità e per la realizzazione passa necessariamente attraverso le scelte che facciamo”. Non vogliamo vivere come eterni brontoloni riguardo le cose non sono andate bene ma discernere bene prima di prendere ogni decisione perché ogni decisione porta con sé guadagni e perdite. Felice chi ha imparato a coltivare i veri valori; non sarà deluso nel momento fondamentale della sua esistenza. Quero concludere indicando a te, lettore, altri valori che la Sacra Scrittura ci offre che ci possono aiutare molto nella composizione della nostra scala di valori che metterà ordine nella nostra vita, ad esempio:

- FIDUCIA: Proverbi 3,5 “Confida nel Signore con tutto il tuo cuore”. Confidare è giungere ad avere la certezza che Dio ci protegge e che guida le nostre vite.

- GENEROSITA’ Proverbi 11,17: “Chi è generoso ricava sempre vantaggi”

- SINCERITA’: Proverbi 11,20: “Il signore è lontano da chi trama il male, predilige chi ha una condotta onesta”. A Dio non piace la falsità, vuole che siamo persone oneste, spontanee, e sincere.

- COERENZA: Matteo 7,12 “Fate agli altri tutto quello che volete che essi facciano a voi”.

- FEDE: Matteo 9,29 “Allora toccò i loro occhi e disse: ‘Come avete creduto, così avvenga!’”

- DISPONIBILITA’: Lc 1,38: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

- SEMPLICITA’: Atti 2,46: “Spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore”

- SOLIDARIETA’: Atti degli Apostoli 4,32 “Quelli che possedevano qualcosa non lo consideravano come proprio, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme”.

- AMORE: Atti 9,36: “Faceva molte opere buone e dava molto in elemosina”.

- SERVIZIO RECIPROCO: 1Pietro 4,10: Ciascuno metta a servizio degli altri la grazia particolare che ha ricevuto”.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi


CONSTRUYENDO LA VIDA SOBRE LOS VERDADEROS VALORES.


 


Querido lector, con esta reflexión, me gustaría presentarte una visión religiosa de los valores. Antes que nada, fui al diccionario italiano buscando el significado de valor y para mi sorpresa encontré 17 significados diferentes. Claro que elegí aquel que está más en sintonía con la reflexión propuesta, o sea: valor como virtud, nobleza de ánimo. Los valores tienen mucho que ver con las emociones que experimentamos. Ellos son como las huellas digitales: son diferentes para cada uno de nosotros y los dejamos donde quiera que vayamos. Pensemos en nuestros seres queridos que nos precedieron en la vida eterna: los valores que ellos vivieron y nos dejaron testifican que el pasaje de ellos entre nosotros no fue en vano. Y en relación a nosotros, ¿los valores que estamos viviendo, son realmente estos los que queremos dejar para las generaciones futuras?

Nuestro mundo vive una grave crisis de los valores. Estos fueron cambiados de su propio lugar, o sea que no se entiende más la diferencia entre lo que es importante y lo que es secundario. Cada persona necesita de una escala de valores sobre la cual basar, sedimentar su vida e invertir esfuerzos para dar dirección correcta a la propia existencia. La mayoría de nosotros no conoce los valores básicos de la propiedad porque somos fácilmente influenciados por el ambiente en que vivimos: familia, escuela, amigos, sociedad, etcétera. Claro que estos son la motivación inicial que cada uno de nosotros necesita. Pero debemos preguntarnos: ¿qué valores están más en sintonía con mi vida? ¿Qué es lo realmente esencial? De esa forma comenzamos a componer nuestra escala de valores.

Tener una escala de valores es tan importante que podemos hasta decirle a alguien: muéstrame tu escala de valores y te diré quién eres. Una escala de valores debe ser constante a lo largo de la vida y no condicionada por el mundo, pero el resultado de una búsqueda cuidadosa, pues de la escala de valores dependerá la calidad de nuestra vida y de nuestras elecciones. Aquellos que viven la fe cristiana consideran que es Cristo quien indica la verdadera escala de valores. Lo que él hizo y enseñó, es decir, los valores del Evangelio se vuelven la referencia para la vivencia de cualquier persona en el mundo, aún para aquellas que no creen.

Cuando pienso en San Juan Calabria, por ejemplo, lo veo como un hombre de gran fe, que organizó su escala de valores a partir de un programa: busca primero el Reino de Dios y su justicia, y todo lo demás se dará por añadidura. Esta es una unión de Evangelio de Mateo (Mt 6, 33). Todo lo que San Juan Calabria pensó para su vida y para su obra (la congregación Pobre Siervos de la Divina Providencia) encuentra en este programa su soporte, su consistencia. A partir de este programa emergen valores como la paternidad de Dios, cuidado, confianza, fe, coraje, discernimiento, decisión, etc.

Cuando pensamos en el valor de la persona, no podemos partir de un criterio social, porque sino estaríamos condicionados a considerarlo siempre a partir de su capacidad de emerger, de ser mejor que los demás, de competir. En el Evangelio, la competencia por los primeros lugares, por el privilegio y la fama, lleva a Jesús a decir: “Entre ustedes no será así”. A partir de él entendemos cómo deben ser olas relaciones entre las personas y cuáles son las cosas esenciales que se deben buscar para dar un verdadero sentido a sus vidas. La lógica de Jesús es la lógica de los opuestos, al contrario de la vana mentalidad humana: ser el último para ser grande, perder la vida para ganarla, morir para vivir. Todo es una cuestión de elección.

Cierto autor afirma que “el camino para la felicidad e para la realización personal pasa necesariamente a través de las elecciones que hacemos”. No queremos vivir como eternos fracasados por aquello que no salió bien, sino discernir bien antes de tomar cualquier decisión pues cada decisión trae consigo pérdidas y ganancias. Feliz quien aprendió a cultivar los verdaderos valores que la Sagrada Escritura nos ofrece y que pueden ayudar en la composición de nuestra escala de valores que pondrán orden a nuestra vida, por ejemplo:

CONFIANZA: Proverbios 3,5: “Confía en el Señor con todo el corazón”. Confiar es tener la certeza de que Dios nos protege y que él guía nuestra vida.

GENEROSIDAD: Proverbios 11, 17: “Aquellos que son generosos siempre reciben los beneficios”.

SINCERIDAD: Proverbios 11, 20: “El Señor está lejos de quien trama el mal, él prefiere a aquellos que tienen una conducta honesta”. A Dios no le gusta la falsedad, él quiere que seamos honestos, espontáneos y sinceros.

COHERENCIA: Mateo 7,12: “Todo lo que deseen que los demás hagan por ustedes, háganlo por ellos”.

FE: Mateo 9,29: Jesús les tocó los ojos, diciendo: «Que suceda como ustedes han creído».

DISPONIBILIDAD: Lucas1, 38: «Yo soy la servidora del Señor, que se cumpla en mí lo que has dicho».

SIMPLICIDAD: Hechos 2, 46: partían el pan en sus casas, y comían juntos con alegría y sencillez de corazón.

SOLIDARIDAD: Hechos 4, 32: Nadie consideraba sus bienes como propios, sino que todo era común entre ellos.

AMOR: Hechos 9,36: ella pasaba su vida haciendo el bien y repartía abundantes limosnas.

SERVICIO RECÍPROCO: 1Pedro 4,10: Pongan al servicio de los demás los dones que han recibido.


Fr Ndega

Traducion: Nomade de Dios

sábado, 23 de maio de 2020

ANDATE E FATE DISCEPOLI



Riflessione a partir di Atti 1, 1-11; Ef 4, 1-13; Mt 28, 16-20



    
      La centralità della nostra riflessione è il mistero della presenza di Gesù dopo che ha delegato ai discepoli la continuazione della missione che il Padre gli ha affidato. Egli non ha lasciato il Padre quando è venuto da noi e non ci ha lasciato quando è tornato al Padre. L’Ascensione di Gesù parla di una modalità nuova della sua presenza in mezzo a noi, annunciando una nuova fase della sua missione. Questo è il tempo della Chiesa, la comunità dei discepoli assistiti dal suo Spirito, forza che garantisce la presenza di Gesù in mezzo a loro. Le apparizioni di Gesù hanno motivato la comunità a riscoprire il senso e la gioia di essere discepoli. Ma sarà con la venuta dello Spirito, che anche noi celebreremo fra pochi giorni, che diventeranno testimoni gioiosi e coraggiosi del Risorto.

     Il brano del libro degli Atti ribadisce che attraverso le sue parole, Gesù ha aiutato i discepoli a capire il rapporto tra tutto ciò che egli ha fatto ed insegnato con la realtà del regno di Dio. La realtà di questo regno è rivelata attraverso i miracoli di Gesù e continuerà a svilupparsi tramite le azioni della Chiesa fino agli estremi confini della terra. Ma prima di iniziare questa importante missione per il mondo intero, gli apostoli hanno ricevuto la forza dallo Spirito Santo. Per questa forza sono stati davvero pronti ad essere strumenti della salvezza di Dio facendo nuovi discepoli per Cristo.  

      Secondo l’apostolo Paolo, la sapienza che supera ogni conoscenza è quella che soltanto lo Spirito può concederci. Attraverso di essa otteniamo una profonda conoscenza di Dio e comprendiamo la speranza a cui siamo chiamati come membra del corpo di Cristo che è la Chiesa. In un processo costante di conversione, camminiamo verso la condizione in cui si trova il nostro capo, nel quale Dio ha manifestato tutta la sua forza. Più importante di quel che siamo in grado di fare nel mondo è quello che Dio compie nella nostra vita per il potere del suo Cristo.

     Nel vangelo Gesù si trova con i suoi discepoli, condivide con loro l’autorità che ha ricevuto dal Padre e li invia a fare nuovi discepoli non per sé stessi ma per il Regno. Diventare dimora della Trinità è una prerogativa che appartiene non solo agli undici ma ad ogni nuovo discepolo di Cristo. I discepoli si prostrano davanti a Lui ma hanno ancora dei dubbi riguardo quello che vedono, non sono veramente sicuri di quello che devono fare. Alla fine del brano il Signore assicura la sua presenza ogni giorno accompagnandoli passo dopo passo nella missione che devono compiere: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

      Gesù sta partendo ma dice che rimane. Egli rimane attivo ed efficiente, confermando con segni concreti le parole dei discepoli. E’ la garanzia della sua costante presenza che motiva un gruppo così fragile a portare avanti il tesoro dell’evangelizzazione, l’annuncio della salvezza. Ogni discepolo di Cristo è chiamato a rendersi conto di questa verità: non è lui a fare qualcosa ma Colui che lo ha chiamato e non l'abbandona, anzi, si fa vicino perché abbia esito nella missione. Il punto di riferimento della missione non è la debolezza del discepolo ma la forza di Cristo nella sua vita e nella vita dei nuovi discepoli tramite la sua testimonianza.

     I due angeli chiesero ai primi discepoli e oggi a noi: “Perché state a guardare il cielo?” Come cristiani abbiamo bisogno di orientare la nostra attenzione su Gesù, che è il nostro modello e il nostro capo e là dov’è il capo vogliamo stare anche noi che siamo le sue membra. Ma non possiamo rimanere fermi a guardare il cielo lamentandoci per quello che non abbiamo. Come discepoli di Gesù siamo chiamati a continuare la sua opera con gratitudine, e gioia. “La vita cristiana è un cammino; non un cammino triste ma gioioso”, perché con Gesù siamo in processo di ascensione al cielo, ma con i piedi fermi su questa terra di missione. La nostra vita cristiana è contemplazione e azione, è fede e opere. I segni della presenza di Gesù nel mondo sono riconosciuti per l’amore di coloro che credono in lui e seguono i suoi passi. Tutto questo ci viene dallo Spirito che non solo abita in noi ma opera dentro di noi per farci diventare nella pratica, nelle nostre azioni, ciò che siamo nel nome, cioè “Cristiani”, “altri Cristi”. Per questo diciamo, vieni Spirito Santo!

Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi

sábado, 16 de maio de 2020

KUPENDA KAMA IPASAVYO



Kutafakari kutoka Mdo 8,5-8.14--17; 1Pt 3,15-18; Yoh 14, 15-21



       Kutoka maandiko haya tunaanza kuongea kuhusu nafsi na kazi ya Roho Mtakatifu aliye upendo wa Baba na Mwana ametolewa ili aandamane na kazi ya jumuiya ya wanafunzi ili wapate kujua kamili kuhusu ufunuo wa Mwalimu wao kuwa ufanisi katika ushuhuda wao hata kati ya dhiki.

     Kulingana na somo la kwanza baada ya mateso dhidi ya Kanisa katika Yerusalemu, watumishi wengi walikimbilia maeneo mengine ili kuinjilisha. Kwa sababu ya kazi nzuri ya Filipi kwenye Samaria Wasamaria wengi walikaribisha neno la Mungu kwa furaha kubwa. Ishara za ajabu alizotenda Filipi zilithibitisha ukweli wa maneno yake. Pedro na Yohana walifunga safari kutoka Yerusalemu kwenye Samaria ili kukutana na Filipi na kumsaidia kama ishara ya ushirika na wa Kanisa zima, linaloongozwa na Roho Mtakatifu, limejaa matunda mengi kwa wokovu wa watu.

      Uinjilisti hauna mipaka na kulenga kuondoa ukuta wa utengo ambao hugawanya watu. Kazi hii inaimarishwa na Roho Mtakatifu aliyetolewa sio kwa uzoefu umefungwa wa kikundi kimoja tu bali ni zawadi kwa wote. Kupitia yeye waliomfuata Yesu wako tayari daima “kumjibu kila mtu awaulizaye habari za tumaini lililo ndani yao”. Lakini hii ndiyo kazi ya kufanywa kwa upole na heshima ili mapenzi ya Mungu yakafanyike. Wamisionari ni vyombo tu. Kweli ndiye Mungu mwenyewe anayefanya kazi kwa Roho wake akisababisha mabadiliko na furaha kubwa maishani mwa watu.  

     Katika injili tunaendelea na hotuba ya mwisho ya Yesu. Yeye aliongea na wanafunzi wake moyo kwa moyo, akionyesha hisia zake za ndani kwa ajili yao. Hotuba hii inadhihirisha uhusiano wa ndani kati ya Yesu na Baba na pendekezo lake kwa wanafunzi wake ili waweze kuwa ufanisi katika utume wao.  Aliposema, “mkinipenda, mtazishika amri zangu,” aliwaomba ahadi kwa ajili ya mafundisho yake, yaani Neno lake. “Neno haliwezi kupunguzwa kuwa amri, hilo ndilo zaidi ya amri. Neno linafanya kazi ndani yenu mnaoamini (1Ts 2, 13), linaumba, linazalisha, linawasha, linaufungua upeo, linaziangazia hatua, linapanda uhai mashambani mwa maisha.”

     Ugumu wa kufahamu maana ya ndani ya mafundisho ya Mwalimu na kosa la ushirika kwa hisia zake (“Ikiwa mngalinipenda mngalifurahi...” – Yoh 14, 28) linafanya moyo yao uwe na huzuni. Kisha, Yesu kama kawaida anawasaidia kwa sababu ya magumu yao na kuwaimarisha kwa kuongelea ujio wa Roho Mtakatifu maishani mwao. Roho huyo atatenda kama Msaidizi kwa sababu ana jukumu la kutia moyo, kulinda, kufanya maombezi kwa ajili yao.

    Lakini andiko linampa Roho Mtakatifu maneno ya “Msaidizi mwingine”, kweli ni kwa sababu ndiye Yesu Msaidizi wa Kwanza. Tendo la Roho litawaongoza hadi kuelewa kamili mambo yote Yesu aliyoyatenda na kuyafundisha kama maonyesho ya upendo wake kwa hiari na kwa jumla ili kwa kupitia uzoefu wa kupendana wao kwa wao waweze kuuonyesha uwepo wa Yesu kwa wengine. Hivyo, Roho anatenda ili Yesu akae ndani yao nao upendo wao unamwonyesha kwa wengine.

    Tunaishi katika ulimwengu ambao upendo umepoteza maana yake ya kiasili, yaani mtu anasema, ninapenda ikiwa naweza kuchukua nafasi juu ya mwingine” ama “napenda mpaka wakati fulani” ama “nawapenda baadhi ya watu tu, lakini sipendi wengine”. Yesu anatuzungumzia sisi kuhusu upendo tofauti; ndio upendo wa kweli. Ukweli wa upendo wa mtu unaonyeswa na uwezo wa kujitolea na kutumikia bila kufanya ubaguzi wa watu. Mtu anayependa kweli anataka tu manufaa ya mtu anayempendwa. Ndio kwa upendo huu ambao Yesu anatualika siku ya leo nao ndio upendo huu unaotufanya kuwa wenye uhuru na watu wa kweli.  

     Kumpenda Yesu kama anataka ni zawadi ambayo tunapewa kupitia kulisikiliza Neno kwa uaminifu na kwa uvumilivu. Kupitia Neno na tendo la Roho, Mungu Baba anafanya ndani yetu moyo wa Mwanawe ili tupende kama Yeye. Huu sio upendo ambao unaniongoza kufanya lile ambalo linanipendeza tu bali unaniwezesha kujisalimisha kwa ajili ya wengine. Ndio upendo ambao unatufanya kuacha ubinafsi wetu na kuenda kukutana na wengine katika mahitaji yao. Huu ni upendo ambao unafanya kazi yetu iwe ufanisi daima naye Roho Mtakatifu peke yake anayeweza kuuimarisha upendo huu mioyoni mwetu. Kwa hivyo, tuombe kwa amini, uje Roho Mtakatifu na kutufundisha kumpenda Yesu kama inavyopaswa!  

Fr Ndega

AMAR COMO CONVIENE.



Reflexión sobre: Hch 8, 5-8. 14-17; 1Pd 3, 15-18; Jn 14, 15-21



A partir de estos textos ya se comienza a hablar sobre la persona y la misión del Espíritu Santo, amor del Padre y del Hijo, entregado para acompañar la misión de la comunidad de los discípulos, para que puedan llegar a la plena comprensión de la revelación que el Maestro hizo y para que sean fecundos en el testimonio que están llamados a dar aún en medio de las dificultades.
Según los textos de los Hechos de los Apóstoles, después de la persecución de la Iglesia en Jerusalén, muchos discípulos huyeron a continuar la evangelización en otros países. A partir del entusiasmo de Felipe en Samaría, muchos samaritanos recibieron la Palabra de Dios con alegría. Las señales que Felipe realiza confirman la verdad de sus palabras. Pedro y Juan son enviados de Jerusalén para ayudar en el trabajo de Felipe como señal de comunión de toda la Iglesia que, guiada por el Espíritu Santo y atenta a las señales de los tiempos, realiza un apostolado fecundo para la salvación de las personas.
La evangelización no tiene límites y tiene la intención de remover el muro de la separación que divide a las personas trayéndoles los valores evangélicos. Esa misión es motivada por el Espíritu Santo, que es dado no para la experiencia cerrada de un grupo, sino que es un don para todos. A través de Él, los que siguen a Jesús están siempre listos para dar una respuesta a todos aquellos que piden razón de la esperanza que está en ellos. Este es un trabajo que debe ser realizado con gentileza y respeto para que la voluntad de Dios se realice. Los misioneros son apenas instrumentos. En verdad es Dios quien trabaja a través de su Espíritu trayendo transformaciones y gran alegría en la vida de las personas.
En el Evangelio, Jesús continúa su discurso de despedida y habla con sus discípulos de corazón a corazón, expresando sus profundos sentimientos hacia ellos. En este discurso él revela por un lado su comunión íntima con el Padre y por otro su propuesta vital a los discípulos, para que ellos puedan tener éxito en la misión. Diciendo: “si me aman guardarán mis mandamientos”, él les pide un compromiso concreto con sus enseñanzas, su Palabra. “La palabra no se resume en mandamientos, es mucho más. La palabra “actúa en los que creen” (1 Tes 2, 13), crea, genera, enciende, abre horizontes, ilumina pasos, siembra vida en los campos de la vida.
La dificultad para entender el profundo significado del discurso del Maestro y la falta de sintonía con sus sentimientos (“si me amases, se alegrarían...” - Jn 14,28) entristece el corazón de los discípulos. Entonces, como siempre, Jesús viene en auxilio de la debilidad de ellos e infunde valor al hablar sobre la venida del Espíritu Santo en sus vidas. Este Espíritu actuará como un paráclito, pues tiene la función de quien consuela, defiende, protege e intercede en favor de ellos.
Pero el texto atribuye al Espíritu Santo la expresión “otro paráclito”, ciertamente porque Jesús fue el primero. La acción del Espíritu los llevará a comprender plenamente el significado de todo lo que Jesús hizo y enseñó como expresión de su amor libre y total para que, a través de la experiencia del amor mutuo, puedan hacer visible a los otros la presencia del mismo Jesús. Así, el Espíritu hace a Jesús presente en ellos, y el amor de ellos lo vuelve visible para los demás.
Vivimos en un mundo en que el amor fue vaciado de su significado original, o sea, yo amo si puedo tener alguna ventaja, o amo hasta cierto punto, o amo a algunos, y no a otros. Jesús nos habla de un amor diferente, un amor verdadero y la veracidad del amor de una persona es medida por la capacidad de donarse y servir, sin discriminar a las personas. Aquellos que realmente aman solo quieren el bien de la persona amada. Es a ese amor que Jesús nos llama hoy y es ese amor que nos vuelve verdaderamente libres y creíbles.
Amar a Jesús como él quiere es un don que nos es dado a través de la escucha fiel y constante de su Palabra. A través de la palabra y de la acción del Espíritu, el Padre plasma en nosotros, cotidianamente, el corazón del Hijo para amarnos como él. No es un amor que me lleva a hacer apenas lo que me gusta, sino que me vuelve capaz de sacrificarme por los otros. Es un amor que me hace dejar mi egoísmo e ir al encuentro de los otros en sus necesidades. Este es el amor que vuelve nuestro apostolado fecundo y solamente el Espíritu Santo puede mantener vivo ese amor en nuestros corazones. Por lo tanto, imploramos con confianza: ¡Ven, Espíritu Santo, y enséñanos a amar a Jesús como a él conviene!

Fr Ndega
Traducion: Nomade de Dios

AMAR COMO “CONVÉM”



Reflexão sobre atos 8.5-8.14-17; 1Pt 3.15-18; Gv 14, 15-21



      A partir desses textos já se começa a falar sobre a pessoa e a missão do Espírito Santo, amor do Pai e do Filho, doado para acompanhar a missão da comunidade de discípulos para que eles possam chegar à plena compreensão da revelação que o Mestre fez e serem fecundos no testemunho que são chamados a dar mesmo em meio às adversidades.

      Segundo o texto dos Atos dos Apóstolos, após a perseguição da Igreja em Jerusalém, muitos discípulos fogem para continuar a evangelização em outros lugares. A partir do engajamento de Filipe em Samaria, muitos samaritanos acolhem a palavra de Deus com alegria. Os sinais que Filipe realiza confirmam a verdade de suas palavras. Pedro e João são enviados de Jerusalém para ajudar no trabalho de Filipe como sinal de comunhão de toda a Igreja que, guiada pelo Espírito Santo e atenta aos sinais dos tempos, realiza um apostolado fecundo para a salvação das pessoas.

      A evangelização não tem limites e tem a intenção de remover o muro de separação que divide as pessoas trazendo-lhes os valores evangélicos. Essa missão é motivada pelo Espírito Santo, que é dado não para a experiência fechada de um grupo, mas é um dom para todos. Através dele, aqueles que seguem Jesus estão sempre prontos para “dar uma resposta a todos aqueles que pedem razão da esperança que está neles”. Este é um trabalho que deve ser feito com gentileza e respeito para que a vontade de Deus seja feita. Os missionários são apenas instrumentos. Na verdade, é Deus quem trabalha através de seu Espírito trazendo transformação e grande alegria na vida das pessoas.

      No Evangelho, Jesus continua seu discurso de despedida e fala com os seus discípulos de coração a coração, expressando seus profundos sentimentos a eles. Neste discurso ele revela por um lado sua comunhão íntima com o Pai e, por outro, sua proposta vital aos seus discípulos, para que eles possam ter sucesso na missão deles. Dizendo: “Se amais, guardareis meus mandamentos”, ele lhes pede um compromisso concreto com seus ensinamentos, sua Palavra. “A Palavra não se resume a mandamentos, é muito mais. A Palavra “opera em vós que acreditais” (1Ts 2,13), cria, gera, acende, abre horizontes, ilumina passos, semeia vida nos campos da vida”.

     A dificuldade de entender o profundo significado do discurso do mestre e a falta de sintonia com seus sentimentos (“Se me amasseis, vos alegraríeis...” - Gv 14, 28) entristecem o coração dos discípulos. Então, Jesus, como sempre, vem em socorro da fraqueza deles e infundi coragem ao falar sobre a vinda do Espírito Santo em suas vidas. Este Espírito atuará como um paraclito, pois tem a função de quem consolar, defender, proteger, interceder em favor deles.

      Mas o texto atribui ao Espírito a expressão “outro paraclito”, certamente porque Jesus foi o primeiro. A ação deste Espírito os levará a compreender plenamente o significado de tudo o que Jesus fez e ensinou como expressão de seu amor livre e total para que, através da experiência do amor mútuo, possam tornar visível aos outros a presença do próprio Jesus. Assim, o Espírito torna Jesus presente neles, e amor deles o torna visível para os outros. 

     Vivemos em um mundo em que o amor foi esvaziado de seu significado original, ou seja, eu amo se posso tirar vantagem, ou eu amo até certo ponto, ou eu ainda eu amo alguns, mas outros não. Jesus nos fala de um amor diferente, um amor verdadeiro e a veracidade do amor de uma pessoa é medida pela capacidade de se doar e servir, sem discriminar as pessoas. Aqueles que realmente amam só querem o bem da pessoa amada. É a esse amor que Jesus nos chama hoje e é esse amor que nos torna verdadeiramente livres e credíveis.

    Amar a Jesus como ele quer é um dom que nos é dado através da escuta fiel e constante de sua Palavra. Através da Palavra e da ação do Espírito, o Pai plasma em nós quotidianamente o coração do Filho para amarmos como ele. Não é um amor que me leva a fazer apenas o que eu gosto, mas me torna capaz de me sacrificar pelos outros. É um amor que me faz deixar meu egoísmo e ir ao encontro dos outros em suas necessidades. Este é o amor que torna nosso apostolado fecundo, e somente o Espírito Santo pode manter vivo esse amor em nossos corações. Portanto, imploramos com confiança: Vem, Espírito Santo, e ensina-nos a amar Jesus como lhe convém!

Fr Ndega

AMARE COME “CONVIENE”



Riflessione su Atti 8,5-8.14-17; 1Pt 3,15-18; Gv 14, 15-21



    A partire da questi brani si comincia a parlare della persona e missione dello Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, donato per accompagnare la missione della comunità dei discepoli in modo che loro possano giungere alla piena comprensione della rivelazione che ha fatto il maestro ed essere fecondi nella loro testimonianza anche in mezzo alle avversità.

    Nel brano tratto dagli Atti degli Apostoli, dopo la persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme, molti discepoli scappano per continuare l’evangelizzazione in altri luoghi. A partire dall’impegno di Filippo in Samaria molti Samaritani accolgono con gioia la parola di Dio. I segni compiuti da Filippo confermano la verità delle sue parole. Pietro e Giovanni lasciano Gerusalemme e vanno incontro a Filippo come segno di comunione di tutta la Chiesa che, guidata dallo Spirito Santo e attenta ai segni dei tempi, compie un fecondo apostolato per la salvezza delle persone.

     L’evangelizzazione non ha confini e ha come scopo la rimozione del muro di separazione che divide le persone portando loro i valori del Vangelo. Questa missione è motivata dallo Spirito Santo, che viene dato non all’esperienza chiusa di un gruppo, ma è dono per tutti. Attraverso di lui coloro che seguono Gesù sono sempre pronti a “dare una risposta a tutti coloro che domandino ragione della speranza che è in loro”. Questo è un lavoro che deve essere fatto con dolcezza e rispetto affinché la volontà di Dio sia fatta. I missionari sono solo strumenti. Veramente è Dio che opera tramite il suo Spirito portando trasformazione e grande gioia nella vita delle persone.

      Nel Vangelo Gesù continua il suo discorso d’addio. Egli parla con i suoi cuore a cuore, esprimendo loro i suoi sentimenti profondi. In questo discorso rivela da una parte la sua intima comunione con il Padre e dall’altra la sua proposta vitale ai suoi discepoli, in modo che possano avere successo nella loro missione. Dicendo: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”, chiede loro un impegno concreto con i suoi insegnamenti, la sua Parola. “La Parola non si riduce a comandamenti, è molto di più. La Parola «opera in voi che credete» (1 Ts 2,13), crea, genera, accende, spalanca orizzonti, illumina passi, semina di vita i campi della vita”.

     La difficoltà di comprensione sul senso profondo del discorso del maestro e la mancanza di una sintonia con i suoi sentimenti (“Se mi amaste, vi rallegrereste…” - Gv 14, 28) rendono il cuore dei discepoli rattristato. Allora, Gesù come sempre viene in soccorso alla loro debolezza ed infonde loro coraggio parlando della venuta dello Spirito Santo nella loro vita. Questo Spirito agirà come paraclito, poiché ha la funzione di colui che consola, difende, protegge, intercede a loro favore.

      Però il brano attribuisce allo Spirito il termine “l’altro paraclito”, certamente perché è stato Gesù il primo. L’azione di questo Spirito li porterà a comprendere appieno il senso di tutto ciò che Gesù ha fatto ed insegnato come espressione del suo amore gratuito e totale affinché per l’esperienza dell’amore scambievole siano in grado di rendere visibile agli altri la presenza dello stesso Gesù. Così lo Spirito rende Gesù presente in loro e il loro amore lo rende visibile agli altri.  

       Viviamo in un mondo nel quale l’amore è stato svuotato del suo senso originale, cioè io amo se posso averne vantaggio, oppure io amo fino a un certo punto, oppure ancora io amo alcuni, ma gli altri no. Gesù ci parla di un amore diverso; un amore vero e la veracità dell’amore di una persona è misurata dalla capacità di donar-si e servire, senza fare discriminazione di persona. Chi ama veramente vuole soltanto il bene della persona amata. È a questo amore che Gesù ci chiama quest’oggi ed è questo amore che ci rende veramente liberi e credibili.

      Amare Gesù come lui vuole è un dono che ci viene dato dall’ascolto fedele e costante della sua Parola. Tramite la Parola e l’azione dello Spirito, il Padre plasma quotidianamente in noi il cuore del Figlio al fine di amare come lui. Non è un amore che mi porta a fare solo ciò che mi piace ma che mi rende capace di sacrificarmi per gli altri. Trattasi di un amore che mi fa lasciare il mio egoismo e andare incontro agli altri nei loro bisogni. Questo è l’amore che rende fecondo il nostro apostolato e solamente lo Spirito Santo può mantenere vivo questo amore nel nostro cuore. Pertanto, supplichiamo con fiducia: Vieni, Spirito Santo ed insegnaci ad amare Gesù come a Lui conviene!

Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi