Riflessione a partire da Gv 14, 1-12
Il contesto del brano del vangelo è quello dell’ultima cena. Gesù fa il suo
discorso di addio e provoca una grande crisi all’interno della comunità dei
discepoli. Loro hanno vissuto esperienze intense con il maestro e queste hanno
configurato la loro identità. Vogliono stare insieme a lui per sempre. Non
riescono ad andare avanti senza di lui poiché hanno scoperto in lui la ragione
della loro esistenza. È possibile vivere con fedeltà la nostra vocazione
soltanto se questa relazione con il maestro viene intensificata
quotidianamente.
In questo contesto di distacco, le parole di Gesù sono fonte di
consolazione e sicura speranza, infondendo coraggio e invitandoli alla fede e
fiducia in Dio e nella sua presenza costante in mezzo a loro. In tempi di
crisi, quando tutto sembra perdere di senso, Gesù chiede anche a noi di non
perderci d’animo, di non aver paura ma fede. Diceva don Calabria ai suoi religiosi
e collaboratori: “Quando le cose diventano sempre più difficili, dobbiamo avere
più fede! Allora, vedremo come la Provvidenza si manifesterà sempre più
abbondante”.
È Gesù per primo a non volersi staccare da loro, per questo promette di
tornare e prendere i discepoli con sé perché dove è lui siano anche loro. La
condizione di Gesù è di pienezza della gioia e dell’amore che si dona senza
pensare a sé stesso. Lui vuole che i suoi possano sperimentare la stessa condizione:
la gioia di appartenere al Padre, la gioia di un amore che vuole solo donare,
non ricevere.
Gesù vuole coinvolgere i discepoli nella stessa comunione che egli vive con
il Padre. La condizione per questo è quella di accoglierlo come via, verità e
vita: la via sicura che conduce al
Padre, attraverso cui si raggiunge la conoscenza della verità e si ottiene la
pienezza della vita. Come verità di
Dio per l’umanità e intera verità dell’uomo a Dio, Egli ci fa provare in
anticipo la vita eterna, la vita dell’Eterno.
Gesù non propone un cammino verso il
Padre; la sua stessa persona è il cammino. Egli è immagine visibile del Dio
invisibile. Nella sua persona si realizza la più perfetta sintesi tra divinità
e umanità. “La nostra fede non è basata su un insieme di regole da seguire
oppure dottrine da imparare, ma in una persona, Gesù”. Chiunque vede Gesù vede
il Padre perché Egli e il Padre sono una cosa sola, la stessa realtà divina che
non si può separare. Egli non ha bisogno di mostrare il Padre; stare con lui è
stare con il Padre. Quanto più cerchiamo di conoscere Gesù tanto più entriamo
in intimità con il Padre.
Come espressione della proposta di Gesù, la vita cristiana è un cammino
verso il Padre perché Gesù stesso è la verità che cerchiamo e la pienezza della
vita che desideriamo. Alle volte nel nostro cammino ci sono delle situazioni
che causano paura e che turbano il nostro cuore impedendoci di fare una
profonda esperienza della presenza di Gesù vivente. Oggi egli ci invita alla
fede e alla fiducia in Dio Padre che ci ama e ci attira a sé con legami di
tenerezza e misericordia. La fede ci permette di essere testimoni coraggiosi di
questo volto di Dio, proclamando la verità della vita senza fine che Cristo
dona a tutti tramite la sua morte e risurrezione.
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi

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