sábado, 11 de abril de 2026

UNA NUOVA UMANITÀ

 

Una riflessione a partire da Gv 20, 19-31




 

Celebriamo la “Domenica della misericordia”. Secondo S. Pietro, “Dio nella sua grande misericordia ci ha rigenerati attraverso la risurrezione di Gesù”. Quindi, “la risurrezione non è un ricordo da conservare, ma una forza che genera vita nuova”. Questa vita nuova è sempre azione della misericordia del Padre, di cui Gesù Cristo è il volto. “Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia, il quale è fonte di gioia, di serenità e di pace”.

    I discepoli di Gesù stavano vivendo un grande dramma, cioè, erano terrorizzati. Hanno perso il loro maestro e i giudei si mostravano ostili nei loro confronti. Oltre alla delusione di non vedere compiute le loro aspettative riguardo quel maestro di cui si sono fidati, provano la disperazione, perché ora anche la loro vita è a rischio. Siccome non vogliono avere la stessa fine del maestro, si chiudono dalla paura.  Quando ci chiudiamo in noi stessi diventiamo schiavi delle nostre paure, pensando che la realtà è solo ciò che vediamo e solo come la vediamo noi. Così, generiamo solo ansia e agitazione intorno a noi.

    Conoscendo la loro situazione, Gesù viene loro incontro. In questo bell’incontro non c’è un rimprovero, non c’è un accusare colpe in faccia per i tradimenti e l’abbandono. No, niente di tutto questo. C’è solo un profondo rispetto, un rinnovamento di fiducia e un’offerta di doni: lo Spirito Santo, la pace, la missione, il perdono, la fede. Soffiando su di loro lo Spirito Santo, come in principio, il Risorto li ri-crea, confermando la missione di questa comunità, simbolo della nuova umanità totalmente rigenerata dalla sua croce e risurrezione.

  Con loro siamo stati rigenerati anche noi: “non semplicemente migliorati, ma fatti ripartire; non siamo stati riaggiustati, ma ri-nati. È la grande misericordia di Dio che prende la nostra storia, spesso fragile, confusa, ferita, e la apre a un futuro che non delude”. Dio ci ama non per quello che facciamo, ma per quello che siamo. “La nostra debolezza non è un ostacolo, ma una risorsa per meglio seguire il Signore, per meglio venire in aiuto ad altri”. Non c’è limite in noi che non possa essere raggiunto dalla misericordia. È questo che succede nella accoglienza che offre a Tommaso nella sua difficoltà a credere.  

    Tommaso non ha visto il Signore come gli altri per mancanza di partecipazione comunitaria. Con questo viene sottolineato l’importanza di condividere la vita in comunità. Se non fosse così importante il risorto avrebbe fatto una manifestazione speciale solo a lui. Invece, coglie l’occasione dell’incontro comunitario avvenuto otto giorni dopo per raggiungere Tommaso con la sua misericordia.  

    Il Signore risorto ha voluto rivelarsi a noi attraverso l’aiuto di altri perché la persona ha difficoltà a credere se crede da sola. La nostra fede è risultato dell’esperienza ecclesiale, poiché la fede della Chiesa precede, genera e nutre la nostra fede. Senza la partecipazione nella Comunità abbiamo difficoltà a riconoscere i segni della presenza di Gesù Risorto in mezzo a noi e possiamo rendere difficile la testimonianza degli altri. Che possiamo lasciarci aiutare in modo da poter superare le nostre paure, le incredulità e cosi, a dare una testimonianza efficace nella realtà che ci circonda.

 

Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi