Una riflessione a partire da Mt 1, 16.18-21.24a
Celebriamo la solennità di San Giuseppe,
sposo della Beata Vergine Maria e padre putativo di Gesù. Il nostro cuore è
pieno di gioia e ringraziamento a Dio che ci ha dato un modello così decisivo
nel modo giusto di collaborare con Lui nella realizzazione dei suoi piani. Quindi,
rallegriamoci e esultiamo nel Signore! È stato Lui a chiamare e a scegliere
questo suo servo Giuseppe per essere lo sposo fedele della sua Madre, essendo
accanto a lei e al suo Bambino in tutti i momenti. È bello vedere che prima che
inizi a compiersi ‘il mistero nascosto da secoli’ (Ef 3,9), i Vangeli pongano
dinanzi a noi l'immagine dello sposo e della sposa. Questo mostra quanto il
matrimonio è valorizzato.
In quale circostanza si dà lo sposalizio
di Giuseppe e Maria? Tutto comincia
con le promesse. Dice il testo: essendo promessa sposa di Giuseppe (1, 18). E
cosa significa essere una promessa sposa? Secondo l’abitudine del popolo
ebraico, il matrimonio si attuava in due tappe: prima veniva celebrato il
matrimonio legale (vero matrimonio), e solo dopo un certo periodo, lo sposo
introduceva la sposa nella propria casa”. Questo vuol dire che “prima di vivere
insieme con Maria, Giuseppe era già il suo «sposo».
Il loro piano era il matrimonio e
formare una famiglia. Umanamente parlando, nella mente di Giuseppe non c’era
altro che la ragazza Maria come parte di questo piano, cioè, il matrimonio. Ma
“il Signore ha modificato i suo disegno su di lui; ch’egli accetti assicurare
l’avvenire della sua eletta”: ‘prima che andassero a vivere insieme ella si
trova incinta per opera dello Spirito Santo’. Alle parole di Maria, Giuseppe
non capisce subito il mistero in cui è chiamato a coinvolgersi. Però, Il suo
amore nei confronti di Maria era così forte e bello da non permettere di
denunciarla pubblicamente. Preferisce mettersi da parte che mettere ostacoli ai
piani di Dio. Lascia fare a Lui.
E Dio interviene portando a
compimento il suo piano. Il modo come Giuseppe considera le cose non è mai un
ostacolo ai piani di Dio, il quale ha l’abitudine di sorprenderci, agendo a
modo suo. E quando Dio sembra non sorprenderci? Quando non gli facciamo spazio
nella nostra vita. Se facciamo come San Giuseppe ha fatto, ogni occasione del
nostro quotidiano diventa occasione rivelatrice.
Come Giuseppe ha assunto il suo
ruolo di sposo? “Con amore, gioia e fedeltà,
dando il meglio di sé, donando continuamente sé stesso”. Ci colpisce molto “l’armonia
e l’amore di questa coppia unita intorno al Figlio dell’Altissimo in un clima
di fiducia reciproca e piena fiducia negli interventi divini”. C’è una scena
del film Maria di Nazareth che mi colpisce molto. Quando Maria deve andare
verso Elisabetta per servirla e Giuseppe la saluta, dicendo: “Maria, ho fiducia
in te!” E Maria (che non gli aveva rivelato ancora il segreto della sua
maternità divina) gli risponde: “qualunque cosa accada, abbi fiducia nel Signore”.
È questo che viene chiesto ad ogni persona, ad ogni coppia: avere piena fiducia
in Dio per non mancarne nei confronti dell’altro.
Possiamo dire, e senza paura di sbagliare, che
Giuseppe si sente pienamente realizzato, cioè, ha trovato il vero senso della
sua vita, una certezza che scaturiva dall'amore che aveva per Gesù e per Maria.
“L’amore dello sposo Giuseppe è un amore vero, che non possiede, non
imprigiona, ma apre spazi, rende felice l’altro, permettendo all’altro di
essere chi egli è chiamato ad essere. Affidiamo a San Giuseppe le vocazioni
matrimoniali, sacerdotali e alla vita religiosa: giungano alla maturazione del
dono di sé, per essere segno della bellezza e della gioia dell’amore”. Che San
Giuseppe ci aiuti a scoprire, amare ed essere fedeli alla nostra vocazione
personale, specialmente in mezzo alle prove.
Fr Ndega