Una
riflessione a partire da Mt 18, 15-20
Come comunità cristiana abbiamo una
grande missione affidata dal maestro Gesù: vivere la fraternità, senza
escludere nessuno. E se il fratello sbaglia? Non smette di essere fratello e va
trattato come tale, con tutta la tenerezza con cui Gesù trattava la gente che
sbagliava allora e aveva bisogno del perdono e di correzione.
Se prendiamo il versetto che
precede il brano odierno, troviamo proprio così: “Il Padre vostro celeste non
vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli” (Mt 18, 14)”. Ora, un
Dio che manifesta così la sua volontà ha anche un metodo pratico che ci può
aiutare nelle nostre difficoltà. Si tratta della correzione fraterna e si basa
sulla gradualità: “Egli invita a correggere il fratello inizialmente a tu per
tu, poi con qualche testimone e, solo alla fine, davanti alla Comunità”. E in
caso di resistenza anche ad essa, questo fratello che si auto esclude, non entra
nella dimenticanza, ma nella categoria delle cure speciali, cioè, richiede più
affetto e attenzione.
Perché è così importante il non
abbandonare il fratello che insiste nell’errore? “Nella vita quotidiana
sperimentiamo continuamente debolezze ed errori; ciò è congenito nella nostra
fragile natura umana. Come è importante e salutare allora che ogni volta ci sia
accanto a noi un fratello che pieno di amore intervenga a darci la salutare
correzione!” Pensiamo a quante volte ci siamo avvicinati al prete per il
sacramento della riconciliazione! In quella esperienza abbiamo trovato il cuore
amoroso del Padre che accoglie, perdona e ammonisce, anche se sa che torneremo
a sbagliare. Il nostro Dio è così verso di noi: non si stanca mai di perdonare
perché ci ama.
Quindi, correggere è un gesto
d’amore. Occorre però da entrambe le parti, “in chi corregge e in chi riceve
l’ammonizione, la bella virtù dell’umiltà”. Non dobbiamo fare una correzione
come se ci credessimo migliori, superiori o esenti da colpa. Diceva Papa
Francesco che “abbiamo l’abitudine di essere benevoli con noi e rigorosi con
gli altri”. In questo caso, ci ricorda saggiamente San Paolo: “Chi crede di
stare in piedi, guardi di non cadere” (1Cor 10, 12) oppure come dice il detto
popolare: “Chi possiede una casa con il tetto di vetro non scagli pietra nel
tetto di nessuno”.
Questo non ci deve scoraggiare o esentarci dalla grave responsabilità riguardo il destino del fratello che erra e di cui ci chiederà conto il Signore, secondo quanto ci racconta Ezechiele nella prima lettura. “Invocare la libertà dell’individuo per esimersi dal correggere o dal ricevere la correzione è un gravissimo errore che induce al lassismo e a gravi mancanze di carità cristiana”. Che il Signore ci ispiri il modo migliore di fare questa esperienza e ci indichi inoltre l’occasione propizia e con le parole giuste, affinché possiamo celebrare la gioia di aver guadagnato il fratello e rafforzato la comunione tra noi.
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi

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