sábado, 9 de maio de 2026

DARE RAGIONE DELLA NOSTRA SPERANZA

 

Riflessione su Atti 8,5-8.14-17; 1Pt 3,15-18; Gv 14, 15-21




     A partire da questi brani di oggi, la liturgia comincia a parlare della persona e della missione dello Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, donato per accompagnare ciascuno di noi e la nostra missione in modo che possiamo giungere alla piena comprensione del messaggio rivelato da Gesù ed essere fecondi nella nostra testimonianza anche in mezzo alle avversità.

     Nel brano tratto dagli Atti degli Apostoli, dopo la persecuzione contro la chiesa di Gerusalemme, molti discepoli scappano per continuare l’evangelizzazione in altri luoghi. A partire dall’impegno di Filippo in Samaria molti Samaritani accolgono con gioia la parola di Dio. I segni compiuti da Filippo confermano la verità delle sue parole. Pietro e Giovanni sono inviati da Gerusalemme per assistere Filippo come segno di comunione di tutta la Chiesa. Tocca a noi oggi portare avanti l’opera evangelizzatrice con lo stesso zelo, entusiasmo e spirito fraterno.

    L’evangelizzazione non ha confini e ha come scopo la rimozione del muro di separazione che divide le persone portando loro i valori del Vangelo. Questa missione è suscitata dallo Spirito Santo, il quale ci motiva a “dare ragione della speranza che è in noi, rivolgendoci agli altri con dolcezza e rispetto consapevoli di essere soltanto strumenti, poiché è Dio che fa tutto. Infatti, è Dio che opera tramite il suo Spirito portando trasformazione e grande gioia nella vita delle persone.

    Nel Vangelo Gesù continua il suo discorso di addio parlando con i discepoli cuore a cuore. Rivelando la sua comunione d’amore con il Padre, inserisce i suoi in questa stessa comunione. Rivela anche la condizione per rimanere nel suo amore: ‘Se mi amate, osserverete i miei comandamenti’. Lui parlava del nuovo e unico comandamento: “Amatevi come io vi ho amato”. L’amore con cui Gesù ci ha amato, prima di essere un comandamento da seguire o un messaggio da comunicare, si tratta di una relazione da vivere. Tommaso d’Aquino definiva l’amore come “passione di unirsi alla persona amata”. In Dio per primo c’è questa passione, lui per primo viene incontro, è lui per primo ad amarci. Quindi, amare Cristo è passione di fare quello che Dio fa.

    “Non vi lascerò orfani, perché io vivo e voi vivrete”. “Orfano è parola ed esperienza legate alla morte. Ma chi ama vive”, secondo quello che dice il libro Cantico dei cantici: “Forte come la morte è l’amore, le grandi acque non possono spegnerlo, nè i fiumi travolgerlo”. Vivrete perchè io vivo: la passione di unirsi è diventata passione di far vivere. Gesù ci invita a sentirlo sempre presente, a saper scoprire che Lui è vivo e ci ama. Per arrivare a questo ci manderà l’aiuto dall’alto: “Io pregherò il Padre e egli vi darà un altro “paraclito”… il quale ‘rimane presso di voi e sarà in voi’.

    Lui si riferisce allo Spirito chiamandolo “altro paraclito”. Ciò vuol dire che c’è già stato un primo, vale a dire, lo stesso Gesù. Paraclito viene da paracletos, avvocato: colui che è chiamato vicino. Infatti, era questo il compito dell’avvocato allora, stare accanto e suggerire all’orecchio quello che l’imputato doveva dire in sua difesa. Questa Forza ci viene donata dall’alto per stare sempre con noi, ricordarci tutto ciò che Gesù ha detto, e insegnarci ad applicarlo nella nostra realtà così bisognosa di cambiamento. Poi aggiunge: “lo Spirito sarà in voi”. Vuol dire che non solo è accanto, presso, vicino, ma sarà in, dentro, immerso. È immerso in noi per immergerci nell’amore di Dio.

    Viviamo in un mondo nel quale l’amore è stato svuotato del suo senso originale, cioè io amo se posso averne vantaggio, oppure io amo fino a un certo punto, oppure ancora io amo alcuni, ma gli altri no. Gesù ci parla di un amore diverso; un amore vero e la veracità dell’amore di una persona è misurata dalla capacità di donar-si e servire, senza fare distinzione di persona. Chi ama veramente vuole soltanto il bene della persona amata, non la prende, non la possiede, la lascia libera. È a questo amore che Gesù ci chiama oggi ed è questo amore che ci rende veramente liberi e credibili.

    Amare Gesù come lui vuole è un dono che ci viene dato dall’ascolto fedele e costante della sua Parola. Tramite la Parola e l’azione dello Spirito, il Padre plasma quotidianamente in noi il cuore del Figlio al fine di amare come lui. Non è un amore che mi porta a fare ciò che mi piace ma che mi fa lasciare il mio egoismo e andare incontro agli altri nei loro bisogni. Questo è l’amore che rende fecondo il nostro apostolato e solamente lo Spirito Santo può mantenerlo vivo nel nostro cuore. Quindi, diciamo con fiducia: Vieni, Spirito Santo ed insegnaci ad amare Gesù come a lui conviene!


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

sábado, 2 de maio de 2026

LE NOSTRE OPPORTUNITAÀ DI CRESCITA

 

Riflessione a partire da Gv 14, 1-12  




 

    Il contesto del brano del vangelo è quello dell’ultima cena. Gesù fa il suo discorso di addio e provoca una grande crisi all’interno della comunità dei discepoli. Loro hanno vissuto esperienze intense con il maestro e queste hanno configurato la loro identità. Vogliono stare insieme a lui per sempre. Non riescono ad andare avanti senza di lui poiché hanno scoperto in lui la ragione della loro esistenza. È possibile vivere con fedeltà la nostra vocazione soltanto se questa relazione con il maestro viene intensificata quotidianamente.

    In questo contesto di distacco, le parole di Gesù sono fonte di consolazione e sicura speranza, infondendo coraggio e invitandoli alla fede e fiducia in Dio e nella sua presenza costante in mezzo a loro. In tempi di crisi, quando tutto sembra perdere di senso, Gesù chiede anche a noi di non perderci d’animo, di non aver paura ma fede. Diceva don Calabria ai suoi religiosi e collaboratori: “Quando le cose diventano sempre più difficili, dobbiamo avere più fede! Allora, vedremo come la Provvidenza si manifesterà sempre più abbondante”.     

    È Gesù per primo a non volersi staccare da loro, per questo promette di tornare e prendere i discepoli con sé perché dove è lui siano anche loro. La condizione di Gesù è di pienezza della gioia e dell’amore che si dona senza pensare a sé stesso. Lui vuole che i suoi possano sperimentare la stessa condizione: la gioia di appartenere al Padre, la gioia di un amore che vuole solo donare, non ricevere.

    Gesù vuole coinvolgere i discepoli nella stessa comunione che egli vive con il Padre. La condizione per questo è quella di accoglierlo come via, verità e vita: la via sicura che conduce al Padre, attraverso cui si raggiunge la conoscenza della verità e si ottiene la pienezza della vita. Come verità di Dio per l’umanità e intera verità dell’uomo a Dio, Egli ci fa provare in anticipo la vita eterna, la vita dell’Eterno.

     Gesù non propone un cammino verso il Padre; la sua stessa persona è il cammino. Egli è immagine visibile del Dio invisibile. Nella sua persona si realizza la più perfetta sintesi tra divinità e umanità. “La nostra fede non è basata su un insieme di regole da seguire oppure dottrine da imparare, ma in una persona, Gesù”. Chiunque vede Gesù vede il Padre perché Egli e il Padre sono una cosa sola, la stessa realtà divina che non si può separare. Egli non ha bisogno di mostrare il Padre; stare con lui è stare con il Padre. Quanto più cerchiamo di conoscere Gesù tanto più entriamo in intimità con il Padre.

    Come espressione della proposta di Gesù, la vita cristiana è un cammino verso il Padre perché Gesù stesso è la verità che cerchiamo e la pienezza della vita che desideriamo. Alle volte nel nostro cammino ci sono delle situazioni che causano paura e che turbano il nostro cuore impedendoci di fare una profonda esperienza della presenza di Gesù vivente. Oggi egli ci invita alla fede e alla fiducia in Dio Padre che ci ama e ci attira a sé con legami di tenerezza e misericordia. La fede ci permette di essere testimoni coraggiosi di questo volto di Dio, proclamando la verità della vita senza fine che Cristo dona a tutti tramite la sua morte e risurrezione.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi