Una riflessione a partire da 27, 33-28,9
Nonostante le debolezze e
cattiveria umana, lo sguardo di Dio verso gli uomini è sempre d’amore. Questo
atteggiamento divino dà all’essere umano l’opportunità di agire in modo diverso
e, insomma, di essere buono. In altre parole, l’esperienza di essere perdonati gratuitamente da Dio ci
rende in grado di essere misericordiosi continuamente nei confronti degli altri.
Il centro della riflessione
dell’autore Gesù Ben Sira nella prima lettura, è la relazione tra fede ed etica.
Per questo si capisce perché indica il comportamento e rapporti umani come via
per ricercare la sapienza divina e imparare a vivere in pienezza. Questo vuol
dire che ci sono dei rapporti umani che possono essere espressione o negazione
dell’azione della sapienza divina presente nella persona.
Secondo il Siracide chi è stato offeso e lascia spazio a sentimenti
di rancore e odio, lui stesso commette peccato. In altre parole, quando
custodiamo risentimenti o rispondiamo in modo cattivo a chi è stato cattivo nei
nostri confronti, non siamo diversi da
lui, di lei; semplicemente, consegniamo il controllo del nostro comportamento,
della nostra vita a quella persona. Lasciare spazio al risentimento, all’odio è
una esperienza che ci consuma riducendo la vita in noi. Ben Sira la chiama “esperienza
anticipata della morte”.
La parabola che Gesù ci racconta è
un invito a seguire l’atteggiamento del Padre, che perdona sempre senza
guardare il tipo o la misura dei nostri peccati. Il perdono è ragione di festa
e gioia, perché genera un’esperienza di liberazione per colui che offende un
altro e si pente, e anche per colui che perdona. La persona che perdona agisce
come strumento della misericordia di Dio e diventa il suo vero figlio. Gesù
sottolinea proprio questo: “la misericordia non è atteggiamento del Padre solo,
ma diventa il riferimento che conferma chi sono veramente i suoi figli. Allora,
siamo chiamati a mostrare misericordia perché la misericordia ci è stata
mostrata prima”. E qual è la misura del perdono? Gesù risponde: È il perdono
senza misura.
Ma facciamo attenzione perché non
possiamo pensare che l’espressione “settanta volte sette” sia un invito a
sbagliare continuamente aspettando che altri siano in grado di perdonarci
sempre. Non invita al lassismo ma a combattere il peccato, perché il risultato
della esperienza vera della misericordia di Dio, specialmente attraverso il
Sacramento della Riconciliazione, è il cambiamento di vita. Siamo invitati a
vivere da persone toccate dalla
misericordia, cioè, siamo stati perdonati per primi. Perdonare è dono di Dio.
Quando perdoniamo noi siamo similari a lui e compiamo la sua volontà. Che il
Signore ci dia la forza e la pazienza per perdonare sempre.
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi





