una riflessione a partire da Gv 11, 1-45
In Cristo, Dio si lascia toccare dal
dolore e sofferenza delle persone non per lasciarle allo stesso modo, ma per
offrirle una nuova realtà. Come possiamo sentire questa vicinanza e solidarietà
divina? Solo se cerchiamo di vivere una vera amicizia con Gesù, come è successo
nell’esperienza di amicizia tra Lui e i suoi tre amici, vale a dire Marta,
Maria e Lazzaro. La breve notizia ricevuta da Gesù riguardo la situazione di
salute del suo amico Lazzaro rivela tutta la verità della loro amicizia con il
maestro, vale a dire: “Signore, ecco,
colui che tu ami è malato”. Il modo con cui le sorelle si abbandonano alla
volontà e cura divina ci motiva nel nostro modo di rivolgerci a Dio: non gli
diciamo cosa deve fare; semplicemente lo lasciamo fare.
“Questa
malattia non porta alla morte”. Come capire questo se nel seguito
l’evangelista dice che Lazzaro morì? Il Figlio di Dio è venuto nel mondo per
darci la vita eterna, non la vita biologica. Non è stato il suo compito. La
risurrezione che ci promette non è per questa vita; è per la vita eterna. Non
possiamo arrabbiarci con Dio, per esempio, perché non ha prolungato una
vecchiaia o perché non ha impedito questa o quell’altra malattia. La morte
biologica è la nostra realtà quotidiana. Domandiamoci: non ci sono altri doni
che ci vengono concessi mentre affrontiamo una certa difficoltà?
La centralità di questo brano è la
rivelazione che Gesù fa di sé stesso come Resurrezione e Vita. Chi crede ha
trionfato per sempre sulla morte. La risurrezione di Lazzaro è il segno di
questa vittoria; è un annunzio della resurrezione di Cristo e della certezza
della nostra resurrezione in Cristo. Questo motiva la nostra speranza e dà
senso alla nostra fede. Per questo dirà San Paolo: “Se Cristo non è
risuscitato, vana è la nostra fede e anche la nostra speranza è vana”.
La notizia che Marta porta alla sorella
Maria, vale a dire “Il Maestro è qui e ti
chiama”, ha la stessa forza dell’ordine dato al morto: “Lazzaro, Vieni fuori!” la differenza è
che nella prima chiamata Gesù si serve di una mediazione – Marta - ma è sempre
lo stesso Dio chiamando a sé coloro che egli ama. Si tratta di un invito a
lasciare il dolore per trovare la gioia, lasciare il buio per trovare la luce,
lasciare la morte al fine di ottenere la vita. Il maestro è qui e ti chiama!
Ci sono due
sorelle, ma una sola certezza: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello
non sarebbe morto! (Gv 11,21)”. La persona che vive un rapporto d’amore con
Gesù riconosce che fuori da esso non c’è senso, non c’è vita. Però, Gesù ripete a noi oggi: Togliete la
pietra! Ma, Signore!... Togliete la pietra che blocca questa amicizia con
me! Cioè, togliete quella pietra che vi separa dalla relazione profonda con il
Dio dei vivi e feconda con i vivi di Dio; quella pietra che fa ignorare l’altro,
che fa considerare l’altro un defunto nei vostri cuori. Insomma, togliete la
pietra per fare spazio alla vita nelle vostre relazioni! Se credete, vedrete la gloria di Dio! Cioè, se è il Dio della vita
il punto di riferimento delle vostre relazioni, sarete in grado di vivere relazioni
vere, mature e feconde per voi e per gli altri.
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi





