sábado, 7 de fevereiro de 2026

“IL CUORE DEL VANGELO”

 

Una riflessione a partire da Mt 5, 1-12

 

Questo brano del vangelo ci porta un vero gioiello all’interno degli insegnamenti di Gesù; si tratta del “cuore del vangelo. E al cuore del vangelo c’è una parola: felicità”. Se ci domandiamo qual è la volontà di Dio riguardante l’essere umano? La risposta è proprio questa: che l’essere umano sia felice. Nel vangelo di Matteo, le beatitudini sono il discorso inaugurale del regno dei cieli o regno di Dio. Cos’è il regno? è il mistero della realtà divina rivelata ai piccoli.

Infatti tra gli spettatori di questo discorso non ci sono i ricchi e i potenti ma i piccoli, i poveri e i sofferenti proprio perché questa è la dinamica del regno: includere coloro che la società normalmente esclude. Questa è stata una scelta di Gesù: portare un lieto annuncio a coloro che non sono importanti. Coloro che sono considerati sventurati o sofferenti, sono felici, non a causa della loro situazione ma perché Dio li ama, li viene incontro e li è veramente vicino.

 Gli insegnamenti di Gesù portano grande consolazione e speranza, e coloro che lo ascoltano sono chiamati beati. L’Antico Testamento usa alle volte questa felicitazione a proposito di pietà, saggezza, prosperità, timore di Dio. Gesù ricorda, nello spirito dei profeti, che anche i poveri hanno parte a queste ‘benedizioni’. Qui abbiamo un modo di vivere e di ragionare che è proprio di Gesù e che egli non vuole che rimanga solo con sé.

Le otto beatitudini sono otto lineamenti del volto di Gesù. In esse viene raccontato come lui ha vissuto: povero, da ricco che era, mite, pacifico, affamato di giustizia, con occhi tanto puri e limpidi da vedere tracce di Dio dovunque e segni di bontà dentro ogni peccatore, perseguitato, misericordioso e crocifisso. Ma poi è il Risorto, il regno è suo, è Figlio di Dio, vede Dio, è il Consolato che sa consolare.

Quindi, le beatitudini vissute per primo da Gesù stesso, diventano un programma di vita per tutti noi che lo seguiamo. Siccome esse rivelano il volto di Gesù, rivelano anche i tratti del volto vero dell’essere umano, libero da inganno e da violenza. Il “Casante” padre Massimiliano nella sua lettera, afferma che “nelle beatitudini, Gesù compie un terremoto nei criteri umani di felicità”. E parlando specificamente di quella beatitudine più dimenticata, vale a dire, beati i miti, continua don Max: Sono “uomini e donne che hanno imparato a dominare sé stessi, a custodire il cuore nelle tempeste, a resistere al male senza riprodurlo”.

“Gesù non ha predicato la mitezza come un ideale astratto: l’ha vissuta fino alla fine”. Cerchiamo di Imparare da Lui, che davanti a Pietro che usava la spada lo fermò, non per debolezza ma per fedeltà a un Regno che non si conquista con le armi. In questo senso, ci insegna a “rispondere al male con il bene, e al disprezzo con la benedizione”. Che possiamo incarnare questo messaggio di Gesù, il Beato per eccellenza, affinché possiamo avere dei rapporti più umani tra noi.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

 

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