Riflessione su Is 49, 3.5-6; 1Cor 1, 1-3; Gv 1, 29-34
Questa
liturgia ci propone alcune testimonianze che ci aiutano nel percorso di
adesione piena al progetto di Dio. La prima è quella del servo del Signore, che
è consapevole della origine divina della sua vocazione e del supporto del
Signore nei suoi riguardi sin dal grembo materno. Il rapporto d’amore con Dio è
la ragione della sua fedeltà. Questa esperienza genera identità e dà senso alla
missione. Senza di essa non siamo in grado di compiere il volere del Signore.
Anche San
Paolo è consapevole del fatto che la sua missione di apostolo di Cristo non è
iniziativa sua ma volontà del Dio che l’ha chiamato. Ha vissuto la sua
vocazione con grande passione e disponibilità totale nell’annuncio del vangelo.
La sua esperienza di vita ci aiuta a capire il senso profondo della nostra
partecipazione alla missione di Cristo e la necessità di essere fedeli ad essa.
Giovanni nel vangelo
presenta Gesù come “l'agnello di Dio, colui
che toglie il peccato del mondo!” La parola agnello ci fa
ricordare l'agnello pasquale, preparato e mangiato quella notte della fuga
dall’Egitto. Il suo sangue fu segno di salvezza contro lo sterminio. Ricorda
anche l’immagine del servo sofferente della profezia di Isaia che portava su di
sé i peccati di tutti. Abramo è impedito di sacrificare suo figlio e al posto di
Isacco, Dio provvide l’agnello. Anche questo agnello è immagine del sacrificio che
l’Agnello Gesù patirà per i peccatori; Lui è l’innocente che soffre.
Portando su di se le sofferenze e i dolori del mondo
Cristo ha dato un nuovo senso alla sofferenza e al dolore umano. “L’ha cambiato
da segno di maledizione per essere uno strumento di redenzione, conferendo al dolore una misteriosa
fecondità. Guardiamo cosa scaturì dalla sofferenza di Cristo: la
risurrezione e la speranza per tutto il genere umano”. La nostra risposta
dinanzi al dolore umano è Gesù Cristo. C’è dolore ma è redento. C’è una grande
differenza tra soffrire con Cristo e soffrire senza Cristo. Se soffriamo con
Cristo anche la nostra sofferenza diventa redentrice.
Una volta parlando agli anziani e malati San Giovanni
Calabria disse: “la vostra sofferenza è un apostolato nascosto ma fecondissimo.
Offrite tutto con pazienza cristiana: è il più grande bene che fate alla
Chiesa”. In un altro passo commenta: “I malati sono i più potenti apostoli,
perché soffrono con Cristo”.
I santi, soprattutto i martiri, hanno fatto l’esperienza di essere agnelli come Cristo, trovando in essa il vero senso per la loro vita. Tutti noi che siamo discepoli, siamo invitati ad essere “agnelli” anche noi, seguendo la logica del vero Agnello, Colui che toglie i peccati del mondo perché è in grado di donare la vita per coloro che egli ama. La sua logica è la logica dell’amore, del dono di sé. Unendo la nostra vita alla sua diamo un senso nuovo e vero alla nostra. In altre parole, solo unita a Gesù la nostra vita diventa feconda come la sua.
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi

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