sábado, 12 de setembro de 2026

DIO PERDONA SEMPRE, E NOI?

 

Una riflessione a partire da 27, 33-28,9




 

    Nonostante le debolezze e cattiveria umana, lo sguardo di Dio verso gli uomini è sempre d’amore. Questo atteggiamento divino dà all’essere umano l’opportunità di agire in modo diverso e, insomma, di essere buono. In altre parole, lesperienza di essere perdonati gratuitamente da Dio ci rende in grado di essere misericordiosi continuamente nei confronti degli altri.

Il centro della riflessione dell’autore Gesù Ben Sira nella prima lettura, è la relazione tra fede ed etica. Per questo si capisce perché indica il comportamento e rapporti umani come via per ricercare la sapienza divina e imparare a vivere in pienezza. Questo vuol dire che ci sono dei rapporti umani che possono essere espressione o negazione dell’azione della sapienza divina presente nella persona.

    Secondo il Siracide chi è stato offeso e lascia spazio a sentimenti di rancore e odio, lui stesso commette peccato. In altre parole, quando custodiamo risentimenti o rispondiamo in modo cattivo a chi è stato cattivo nei nostri confronti, non siamo diversi da lui, di lei; semplicemente, consegniamo il controllo del nostro comportamento, della nostra vita a quella persona. Lasciare spazio al risentimento, all’odio è una esperienza che ci consuma riducendo la vita in noi. Ben Sira la chiama “esperienza anticipata della morte”.

    La parabola che Gesù ci racconta è un invito a seguire l’atteggiamento del Padre, che perdona sempre senza guardare il tipo o la misura dei nostri peccati. Il perdono è ragione di festa e gioia, perché genera un’esperienza di liberazione per colui che offende un altro e si pente, e anche per colui che perdona. La persona che perdona agisce come strumento della misericordia di Dio e diventa il suo vero figlio. Gesù sottolinea proprio questo: “la misericordia non è atteggiamento del Padre solo, ma diventa il riferimento che conferma chi sono veramente i suoi figli. Allora, siamo chiamati a mostrare misericordia perché la misericordia ci è stata mostrata prima”. E qual è la misura del perdono? Gesù risponde: È il perdono senza misura.

    Ma facciamo attenzione perché non possiamo pensare che l’espressione “settanta volte sette” sia un invito a sbagliare continuamente aspettando che altri siano in grado di perdonarci sempre. Non invita al lassismo ma a combattere il peccato, perché il risultato della esperienza vera della misericordia di Dio, specialmente attraverso il Sacramento della Riconciliazione, è il cambiamento di vita. Siamo invitati a vivere da persone toccate dalla misericordia, cioè, siamo stati perdonati per primi. Perdonare è dono di Dio. Quando perdoniamo noi siamo similari a lui e compiamo la sua volontà. Che il Signore ci dia la forza e la pazienza per perdonare sempre.


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi

PER GUADAGNARE IL FRATELLO


Una riflessione a partire da Mt 18, 15-20




 

    Come comunità cristiana abbiamo una grande missione affidata dal maestro Gesù: vivere la fraternità, senza escludere nessuno. E se il fratello sbaglia? Non smette di essere fratello e va trattato come tale, con tutta la tenerezza con cui Gesù trattava la gente che sbagliava allora e aveva bisogno del perdono e di correzione.

    Se prendiamo il versetto che precede il brano odierno, troviamo proprio così: “Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli” (Mt 18, 14)”. Ora, un Dio che manifesta così la sua volontà ha anche un metodo pratico che ci può aiutare nelle nostre difficoltà. Si tratta della correzione fraterna e si basa sulla gradualità: “Egli invita a correggere il fratello inizialmente a tu per tu, poi con qualche testimone e, solo alla fine, davanti alla Comunità”. E in caso di resistenza anche ad essa, questo fratello che si auto esclude, non entra nella dimenticanza, ma nella categoria delle cure speciali, cioè, richiede più affetto e attenzione.

    Perché è così importante il non abbandonare il fratello che insiste nell’errore? “Nella vita quotidiana sperimentiamo continuamente debolezze ed errori; ciò è congenito nella nostra fragile natura umana. Come è importante e salutare allora che ogni volta ci sia accanto a noi un fratello che pieno di amore intervenga a darci la salutare correzione!” Pensiamo a quante volte ci siamo avvicinati al prete per il sacramento della riconciliazione! In quella esperienza abbiamo trovato il cuore amoroso del Padre che accoglie, perdona e ammonisce, anche se sa che torneremo a sbagliare. Il nostro Dio è così verso di noi: non si stanca mai di perdonare perché ci ama.   

    Quindi, correggere è un gesto d’amore. Occorre però da entrambe le parti, “in chi corregge e in chi riceve l’ammonizione, la bella virtù dell’umiltà”. Non dobbiamo fare una correzione come se ci credessimo migliori, superiori o esenti da colpa. Diceva Papa Francesco che “abbiamo l’abitudine di essere benevoli con noi e rigorosi con gli altri”. In questo caso, ci ricorda saggiamente San Paolo: “Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere” (1Cor 10, 12) oppure come dice il detto popolare: “Chi possiede una casa con il tetto di vetro non scagli pietra nel tetto di nessuno”.

    Questo non ci deve scoraggiare o esentarci dalla grave responsabilità riguardo il destino del fratello che erra e di cui ci chiederà conto il Signore, secondo quanto ci racconta Ezechiele nella prima lettura. “Invocare la libertà dell’individuo per esimersi dal correggere o dal ricevere la correzione è un gravissimo errore che induce al lassismo e a gravi mancanze di carità cristiana”. Che il Signore ci ispiri il modo migliore di fare questa esperienza e ci indichi inoltre l’occasione propizia e con le parole giuste, affinché possiamo celebrare la gioia di aver guadagnato il fratello e rafforzato la comunione tra noi. 


Fr Ndega

Revisione dell'italiano: Giusi