Una riflessione a partire da Gv 3, 16-18
La liturgia
odierna ci invita a riflettere sull’identità di Dio. Ci è stato rivelato dallo
stesso Gesù che Dio è Padre, è Figlio e è Spirito Santo, e che vivono in una
eterna comunione d’amore. Questo vuol dire che da sempre il Padre ama il
Figlio, da sempre il Figlio è l’amato e da sempre lo Spirito Santo è l’amore
del Padre e del Figlio. La teologia ha definito questa relazione d’amore tra le
Persone divine con il termine Trinità, cioè, sono tre le Persone, ma un unico
Dio. Così, Dio è unico, ma non vive da solo perché è amore e nell’amore non c’è
solitudine, ma relazione. Quindi, “Dio è Trinità perché è amore”.
Carissimi, certamente,
come io, anche voi volete capire come può un solo Dio essere tre. “Un giovane, confuso da questo mistero, andò
da un monaco: “Padre, come può un solo Dio essere tre? Io non riesco a
capirlo”. Il monaco prese tre candele e le mise vicine. Poi prese un unico
fiammifero e accese la prima, poi la seconda, poi la terza. “Guarda”, disse.
“Tre candele, tre fiamme. Eppure il fuoco è uno solo. Il Padre è la fiamma che
accende, il Figlio è la fiamma che illumina, lo Spirito è la fiamma che scalda.
Tre modi diversi di essere lo stesso fuoco: Amore che arde per te.” Il giovane
non capì tutto, ma capì l’essenziale: Dio non vuole essere spiegato, vuole
essere incontrato”.
Quando
facciamo il segno della croce, parliamo dell’identità di Dio ed esprimiamo la
nostra appartenenza a Lui, che è presente in noi e ci protegge. Egli è amore
che genera e dona vita a tutti. Egli si rivela a tutti e si fa trovare da
tutti, ma non si lascia trattenere da nessuno. Infatti, non c'è nulla che possa
imporre limiti al suo essere. Secondo S. Agostino, “Dio è tanto inesauribile
che quando è trovato è ancora tutto da trovare”. Così, “la Trinità non è un concetto
da capire, ma una manifestazione da accogliere”. Il nostro atteggiamento deve
essere come quello di Mosè: togliersi i sandali, cioè, svuotarci dalle idee su
Dio e lasciarci abbracciare e riempire dalla sua tenerezza. Sentiamo:
“Un bambino sta giocando al computer.
Improvvisamente si ferma e chiede alla zia: “Com’è Dio?”. La zia lo guarda in
silenzio, gli si avvicina, lo abbraccia, gli bacia i capelli e, tenendolo
stretto a sé, sussurra: “Come ti senti, ora?”. Pavel non vuole sciogliersi
dall’abbraccio, alza gli occhi e risponde: “Bene, mi sento bene”. E la zia:
“Ecco, Pavel, Dio è così”.
La risposta di
Gesù nel vangelo va proprio in
questa direzione: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio… non per
condannare il mondo ma per salvarlo”. Dio ama donando, abbracciando, salvando. Quindi,
la salvezza del mondo, dell’umanità avviene per un’azione amorosa del Padre che
dona il Figlio e il Figlio sotto la potenza dello Spirito Santo dona sé stesso.
Lo stesso Spirito che guidò Gesù nella sua missione porta ai nostri cuori
l’amore di Dio affinché possiamo chiamarlo Abba Padre con totale libertà e
fiducia di figli e vivere da fratelli tra di noi con tutta la sincerità e
trasparenza. “Vedendo come ci amiamo noi, il mondo deve poter capire che Dio è
amore e rende delle persone, che credono in lui, capaci di amare”. Per questo
diciamo: Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo…
Fr Ndega
Revisione dell'italiano: Giusi
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